La Cina aumenta il prezzo del carburante e compra greggio dai ribelli libici

La Cina aumenta il prezzo al dettaglio del carburante, per adeguarlo alla crescita del prezzo del greggio, e tratta con i ribelli libici per acquistare petrolio. Intanto le grandi banche di investimento reagiscono con grande favore al recente nuovo aumento dei tassi di interesse e dicono che “adesso è il momento” di investire nel mercato azionario cinese. Quattro tra le maggiori banche mondiali dicono che “è il momento” di investire nel mercato azionario cinese, dopo che il 6 aprile Pechino ha aumentato i tassi di interesse bancari, per la 4° volta da ottobre 2010, portando il costo del denaro al 6,31%. Il Credit Suisse Group AG prevede ora che la borsa di Hong Kong possa guadagnare il 28% in 12 mesi. Previsioni ottimiste pure di Goldman Sachs Group Inc. di Deutsche Bank e di altri istituti. Esperti osservano che questo indica pure la convinzione che Pechino riuscirà a contenere la rapida inflazione senza dovere arrestare la sua crescita economica, che la Banca Mondiale prevede sia intorno al 9% nel 2011. A febbraio l’indice dei prezzi al consumo è cresciuto del 4,9%, oltre l’obiettivo del 4% annuo fissato dal governo. A marzo si prevede un aumento intorno al 5,2%. Inoltre oggi in Cina il carburante è aumentato del 5,8%, secondo aumento nel 2011, dopo che il petrolio ha raggiunto quotazioni record da 30 mesi (ieri a New York ha sfiorato i 109 dollari al barile). Pechino cerca di tenere fermo il prezzo del carburante, per frenare l’inflazione e favorire consumi e investimenti, a costo di far lavorare in perdita le principali ditte petrolifere, tutte di proprietà statale. Ma esperti osservano che questo aumento è insufficiente per contenere il consumo di carburante nel Paese. Inoltre non elimina le perdite della ditte di energia, il cui disavanzo stimato scende a “soltanto” 2 dollari al barile, rispetto ai 10 dollari precedenti. Per aumentare la disponibilità di energia, la Cina ha comprato il primo carico di petrolio dai ribelli libici, attraverso la intermediazione della ditta multinazionale Vitol. Per ora la quantità di greggio venduto dai ribelli sarà limitata, dato che la guerra impedisce la raccolta di forti scorte, anche per i ripetuti attacchi dell’esercito governativo contro i giacimenti in mano ai ribelli. Ma l’accordo è importante perché conferma il sempre maggiore riconoscimento ottenuto dal governo ribelle: in precedenza Pechino aveva molto criticato i raid aerei compiuti dalla Nato, contro l’esercito libico a sostegno delle forze rivoltose. Intanto oggi la centrale Banca di Cina ha detto che lo yuan potrà essere scambiato con nuove valute. La moneta cinese oggi è scambiata con 7 valute: dollaro Usa, euro, yen, dollaro di Hong Kong, sterlina, rublo russo e ringgit malaysiano. La Boc non ha indicato le nuove valute di scambio. Ma la notizia conferma la volontà di attribuire allo yuan un sempre maggior peso internazionale. Caute le reazioni degli operatori, che non si attendono grandi cambiamenti immediati e sono abituati a vedere Pechino perseguire una politica di piccoli passi.

Fonte: Asia News, 9 aprile 2011

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