La Cina alleata di Ahmadinejad

La Cina ha di nuovo auspicato che la soluzione al dossier nucleare iraniano passi per il dialogo e il negoziato, il giorno dopo una conferenza tra i rappresentanti dei sei Paesi impegnati nelle trattative (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e la Germania).

“La Cina chiede a tutte le parti in causa di ricorrere alla via diplomatica per risolvere pacificamente la questione nucleare iraniana attraverso il dialogo e il negoziato”, ha spiegato in conferenza stampa il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Qin Gang, sottolineando che Pechino “è in consultazione” con gli altri Paesi coinvolti.

Oltre ai rappresentanti del 5+1, ieri il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha avuto un colloquio telefonico con l’omologo francese Nicolas Sarkozy, con il premier britannico Gordon Brown e con il Cancelliere tedesco Angela Merkel, nel corso della quale si è discusso sul dossier nucleare iraniano e della situazione in Medio Oriente: i quattro dirigenti hanno parlato delle “prossime misure” che la comunità internazionale dovrà adottare nei confronti di Teheran, mentre fonti di Downing Street hanno parlato dell’obbiettivo di adottare delle “sanzioni mirate” contro l’Iran.

I sei Paesi coinvolti nei negoziati non considerano tuttavia alcuna alternativa ad una soluzione negoziata: “E’ stato dichiarato che la ricerca di una soluzione attraverso le trattative diplomatiche non ha né può avere alcuna alternativa”, ha dichiarato il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov.

L’Iran ha di fatto alternato atteggiamenti concilianti con la linea dura nel corso dei negoziati, dopo aver inizialmente accettato l’ipotesi dello scambio dell’uranio arricchito con combustibile proposta dall’Aiea; l’ultima proposta di Teheran accetta di fatto l’ipotesi di uno scambio in un’unica soluzione da effettuarsi però in territorio iraniano.

Il principale ostacolo a un accordo era fino ad ora la richiesta avanzata dall’Iran di non consegnare in un’unica soluzione l’intero stock di uranio ad arricchire al 20% – destinato al reattore di ricerca di Teheran – ma di procedere ad uno scambio graduale; i Sei Paesi (pur con i dubbi espressi da Russia e in maggior misura, la Cina) hanno da parte loro minacciato di ricorrere a delle nuove sanzioni in seno al Consiglio di Sicurezza se Teheran non accetterà l’accordo nei termini già definiti dall’Aiea, che prevede però che lo scambio venga effettuato all’estero.

Fonte: Affari Italiani, 25 marzo 2010

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