La Cina aiuterà Israele a costruire un’isola nel Mediterraneo

Il vice premier israeliano Yisrael Katz ha proposto il progetto per creare un’isola artificiale a largo delle coste della Striscia di Gaza, nel Mar Mediterraneo. Vede l’iniziativa come una piattaforma per un’ampia cooperazione internazionale. Tra i Paesi che potrebbero partecipare al progetto Yisrael Katz considera la Russia e la Cina.

Il progetto sull’isola a 4,5 chilometri dalla costa prevede un porto, un aeroporto, un impianto di dissalazione dell’acqua marina, una centrale elettrica e alberghi, tuttavia non sono previsti edifici residenziali. L’isola sarà collegata alla Striscia di Gaza da un ponte con un checkpoint nel mezzo. In ambito di sicurezza il controllo dell’isola sarà per 100 anni di carattere internazionale, tuttavia le acque resteranno sotto il controllo di Israele.

Secondo Yisrael Katz, il progetto è economico, anche se ha importanza strategica e politica. In un’intervista con Sputnik il professor del Centro per lo Studio delle Relazioni Internazionali dell’Istituto cinese dei mezzi di comunicazione di massa Yan Mian ha commentato il possibile coinvolgimento della Cina nel progetto:

“Se il progetto contribuirà a migliorare la situazione attorno alla Striscia di Gaza, o aiuterà Gaza tramite le forniture di acqua dolce e la costruzione del porto ad alleviare i problemi della vita della popolazione civile, la Cina riterrà di poter partecipare al progetto.”

Commenta Ren Yuanzhe, esperto dell’Accademia diplomatica cinese:

“La Cina attribuisce grande importanza ai negoziati israelo-palestinesi, la risoluzione pacifica del conflitto e la costruzione dell’isola possono contribuire a calmare la situazione nella regione.

La Cina ha avviato la costituzione della Banca Asiatica d’Investimento per le Infrastrutture (AIIB), ha proposto di costruire legami di partnership in ambito logistico e nei trasporti su scala internazionale. Esistono primi progetti tramite la AIIB con il Bangladesh, l’Indonesia, il Pakistan e il Tagikistan, all’elenco si potrebbe aggiungere il progetto israeliano. Tanto più che 2 dei 4 progetti della AIIB sono lanciati insieme alla Banca Mondiale e alla “Asian Development Bank” (Banca Asiatica di Sviluppo). La futura opera in Medio Oriente potrebbe diventare una piattaforma per sforzi internazionali concertati”.

La Russia è una delle potenze in grado di prendere parte al progetto, ha detto Yisrael Katz, che nel consiglio dei ministri dirige il ministero dei Trasporti e di Intelligence israeliano. La Russia ha l’esperienza necessaria e la conoscenza di quello che sta accadendo in Medio Oriente, nonché buoni legami con i capi di Stato della regione.

Il “Washington Post” scrive che “lo Stato ebraico sta attivamente cercando partner finanziari per il progetto da 5 miliardi di dollari”.

La partecipazione della Cina rifletterebbe le aspirazioni geopolitiche della diplomazia economica di Pechino, ha detto a Sputnik il politologo israeliano e presidente dell’Istituto di Partenariato Orientale Rabbi Avraham Shmulevich:

“L’idea di costruire un’isola artificiale è stata portata avanti da più di un decennio fa da Shimon Peres, quando era primo ministro. E’ abbastanza chiara l’idea da un punto di vista tecnico-operativo e in termini di convenienza politica ed economica. La Cina amplia la sua presenza nella regione mediorientale attorno ad Israele in modo molto prudente, intelligente e costante. Ora detiene una posizione di leadership nella maggior parte dei Paesi africani, ha grandi progetti di investimento nel mondo arabo, nei Paesi produttori di petrolio del Golfo Persico.

La Cina ha sempre investito nel controllo delle infrastrutture di trasporto del mondo. Gli obiettivi strategici ed economici sono chiari: diventare una vera e propria potenza mondiale per controllare il flusso delle merci e smettere di essere un Paese completamente dipendente dalla tecnologia e dagli investimenti occidentali. In particolare la Cina segue il corso per diventare una potenza economica mondiale: l’isola nei pressi della Striscia di Gaza è uno dei progetti in questo senso.

I cinesi hanno sempre offerto ottime condizioni di investimento. La loro partecipazione al progetto israeliano ne sarebbe un esempio”.

Il capo redattore della casa editrice di Tel Aviv “Notizie della Settimana” Leonid Belotserkovsky ipotizza:

“I cinesi sono entrati attivamente nell’economia israeliana, soprattutto nel campo dell’alta tecnologia, dove Israele è leader mondiale. Però penso sia un po’ rischioso, ma non si può fare nulla. Ma bisogna dire che Israele fa molto in Cina. Ad esempio il ruolo delle tecnologie israeliane high-tech è abbastanza grande nello sviluppo della Cina. Nell’agricoltura cinese molto è fatto dagli esperti israeliani, ci sono aziende agricole speciali dimostrative. Pertanto la cooperazione è reciprocamente vantaggiosa”.

Alla fine di marzo la Cina ed Israele hanno avviato i negoziati per l’accordo sul meccanismo per l’instaurazione di una zona di libero scambio. La zona di libero scambio raddoppierà il volume d’affari tra la Cina e Israele a 16 miliardi di dollari. In Israele, come in tutto il mondo, la Cina sta facendo incetta di marchi nazionali e internazionali.

Fonte: Sputniknews, 3 lug 16

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