La Camera dei deputati degli Stati Uniti approva l’“Uyghur Act”, uiguri al settimo cielo

Dopo l’approvazione dell’“Hong Kong Bill”, una nuova, decisiva legge testimonia la lunga storia di amicizia fra l’America e la popolazione dello Xinjiang. Intanto la NATO dice che la Cina costituisce un pericolo potenziale.

Per i diritti umani e la libertà religiosa, la nemesi del PCC si chiama Congresso degli Stati Uniti d’America. La U.S. Congressional-Executive Commission on China, guidata dal senatore Marco Rubio (del Partito Repubblicano, in rappresentanza della Florida) e dal deputato Christopher H. Smith (del Partito Repubblicano, in rappresentanza del New Jersey), e ora dal senatore James P. McGovern (del Partito Democratico, in rappresentanza del Masschusetts), ha incessantemente inchiodato la Cina alle proprie responsabilità. Solo una settimana fa il presidente Donald J. Trump ha ratificato l’Hong Kong Human Rights and Democracy Act dopo che il Congresso lo aveva approvato all’unanimità, schierandosi apertamente con i manifestanti pacifici vessati dalla violenza della polizia. E adesso, il 3 dicembre, la Camera ha approvato l’Uighur Intervention and Global Humanitarian Unified Response Act ‒ il cui acronimo è la parola, evocativa e affascinante, UIGHUR ‒ che impone a varie agenzie governative statunitensi di riferire sul trattamento e sulle condizioni degli uiguri nella Regione autonoma uigura dello Xinjiang, ovvero il territorio amministrato dal regime comunista di Pechino che la popolazione locale preferisce chiamare Turkestan orientale. Per nulla autonomo, nello Xinjiang sono fino a 3 milioni (secondo le ricerche più recenti) gli uiguri incarcerati nei famigerati campi per la trasformazione attraverso l’educazione: persone detenute illegalmente soltanto perché credenti (musulmani) e non di etnia han. Inoltre, migliaia e migliaia di altre persone turcofone (kazaki, uzbeki, kirghisi, turkmeni, tatari, e così via) vivono altrettanto incarcerate, altrettanto illegalmente, mentre l’intero territorio sta diventando un campo di detenzione a cielo aperto dove chi non è (ancora) formalmente in prigione è controllato capillarmente attraverso una tecnologia futuristica diffusa e costosa.

L’11 settembre una versione dell’“Uyghur Act” statunitense, introdotto dal senatore Rubio (S.178), è stata approvata all’unanimità dal Senato e la versione votata il 3 dicembre alla Camera è stata approvata con 407voti favorevoli contro uno soltanto (23 deputati non hanno votato): il deputato Thomas Massie (del Partito Repubblicano, in rappresentanza del Kentucky), un conservatore secondo cui se il governo degli Stati Uniti «[…] si intromette negli affari interni di Paesi stranieri, invita i governi di quei Paesi a intromettersi negli affari nostri». In particolare, il disegno di legge esige sanzioni da parte della Casa Bianca contro i cinesi autori di malefatte ai danni della popolazione dello Xinjiang e la chiusura dei famigerati campi di detenzione di massa. Ora la proposta votata dalla Camera tornerà al Senato per l’approvazione finale; se supererà l’esame, verrà inviata a Trump per essere firmata.

Il disegno di legge è insomma un altro passo significativo mosso nella giusta direzione (azione mirata e non solo condanna generica), oltre che un nuovo punto di forza lungo la non breve storia dell’amicizia fra Stati Uniti e uiguri. «La Camera dei deputati degli Stati Uniti ha approvato con voto schiacciante l’“Uyghur Act”», dice Dolkun Isa, presidente del World Uyghur Congress, al settimo cielo. «È un evento storico!», aggiunge al sottoscritto. «Ed è anche un messaggio importante per Xi Jinping e per il Partito Comunista Cinese: la comunità internazionale sceglie di denunciare le atrocità che avvengono nel Turkestan orientale. Ringrazio l’Amerika! Dio benedica gli Stati Uniti!». Ridicolo che il PCC abbia cercato di bollare come «terrorista» Isa, un uomo che ha molto sofferto e che è costretto a vivere in esilio a migliaia di miglia da casa senza sapere nulla della propria famiglia da anni, quest’uomo che di proposito ringrazia l’“Amerika” con la “k” …

«Sopraffatta eccitata, felice e compiaciuta»: sono le parole che Rushan Abbas, fondatrice e presidente di “Campaign for Uyghurs”, a Herndon, in Virginia, mi dice parlandomi dall’aereo su cui si trova in ragione della sua instancabile attività a favore della sua gente. «I legislatori americani hanno sempre difeso i diritti umani e i valori democratici fondamentali», aggiunge, «e questo loro nuovo voto porta una speranza nelle tenebre per gli uiguri di tutto il mondo. Al Senato degli Stati Uniti tocca ora approvare la propria versione di quel disegno di legge: speriamo che l’approvazione giunga rapidamente e in percentuale massiccia, e che quindi il presidente Trump possa firmare la legge entro la fine dell’anno».

Rushan Abbas indossa sempre una spilla con due bandiere, incrociate: la bandiera a stelle e a strisce, e la bandiera del Turkestan orientale. «Gli Stati Uniti hanno sempre aiutato gli uiguri», commenta. «C’è stato un tempo, nel 2001, dopo l’Undici Settembre, in cui il PCC è stato così scaltro da ritrarre tutti gli uiguri come terroristi. Ma gli Stati Uniti hanno capito che si trattava di una fake news e così, mentre combattevano il terrorismo vero, si sono prodigati per gli uiguri innocenti che vengono ingiustamente perseguitati dal regime cinese. Mi piacerebbe ora vedere altri Paesi fare lo stesso».

Sfortunatamente è improbabile che molti altri Paesi abbiano il coraggio di guardare la Cina in volto come spera Rushan Abbas; ma, mentre il PCC esprimeva ovviamente indignazione per il voto sull’“Uyghur Act” adoperando la solita retorica stantia e sterile sul “terrorismo” e minacciava ritorsioni, la NATO ha formalmente, per la prima volta, riconosciuto che la Cina costituisce un pericolo potenziale. Come mi ha detto una persona, che desidera restare anonima, “c’è vita su Marte”.

originale per arcipelago Laogai di Marco Respinti direttore Bitter Winter: A Magazine on Religiuos Liberty and Human Rights in China (www.bitterwinter.org) 06/12/2019

U.S. House Passes “Uyghur Act”, Uyghurs in Seventh Heaven

After the “Hong Kong Bill”, a new landmark legislation testifies a long history of friendship between America and the people of Xinjiang. China is a potential danger, says NATO.

By Marco Respinti,2019/12/06

As to human rights and religious liberty, the nemesis of the CCP is called U.S. Congress. The U.S. Congressional-Executive Commission on China, under the leadership of Sen. Marco Rubio (R-FL) and Rep. Christopher H. Smith (R-NJ) and now Sen. James P. McGovern (D-MA), has incessantly nailed China to its responsibilities. Only one week ago President Donald J. Trump signed the Hong Kong Human Rights and Democracy Act into law after Congress passed it unanimously, openly siding with the peaceful demonstrators harassed by violent police. And on December 3 Congress passed the Uighur Intervention and Global Humanitarian Unified Response Act – whose acronym is the evocative and charming word UIGHUR – requiring various U.S. government agencies to report on the treatment and conditions of Uyghurs in the Xinjiang Autonomous Uyghur Region, the territory administered by the Beijing Communist regime that local people prefer to call East Turkistan. While not the least autonomous, Xinjiang iin home to up to 3 million jailed Uyghurs (according to the most recent researches): people who are unlawfully detained just for being believers (Muslim) and non-Han. Moreover, thousands and thousands of other Turkic people (Kazakhs, Uzbeks, Kyrgyz, Turkmen, Tatars, etc.) are detained there as well, unlawfully as well, and the whole territory is becoming an open-air detention camp where people (not yet) formally imprisoned are capillary controlled though widespread and costly futuristic technology.

On September 11 a version of the U.S. “Uyghur Act” introduced by Sen. Rubio (S.178) was passed by unanimous consent and the version finally passed on December 3 was approved with 406 favorable votes against just one (23 representatives didn’t vote): Rep. Thomas Massie (R-KY), a conservative who holds that if the U.S. “[…] government meddles in the internal affairs of foreign countries, it invites those governments to meddle in our affairs.” Notably, the bill calls for sanctions by the White House against the Chinese perpetrators of misdeeds on the people of Xinjiang and the closure of ill-famed mass detention camps. Now it will go to the Senate for approval; if passed, it well be sent to Trump to be signed into law.

The bill is another decisive step in the right direction (targeted action and not just a generic condemnation) and marks another strong point in the long history of American-Uyghur friendship. “The U.S. House of Representatives overwhelmingly approved the ‘Uyghur Act’”, says World Uyghur Congress president, Mr. Dolkun Isa, in seventh heaven. “This event marks history!”, he comments to this writer. “It is also an important message sent to Xi Jinping and the CCP: the international community choses to speak out against atrocities in East Turkistan. I thank Amerika! God bless America!”. It is ridiculous that the CCP has tried to label Mr. Isa as a “terrorist”, a man who has suffered much and has to live in exile thousands of miles from home while not knowing anything of his family since years‒this man that deliberately thanks “Amerika” with a “k”…

Overwhelmed, excited, happy, and pleased”: these are the words that Ms. Rushan Abbas, founder and president of “Campaign for Uyghurs” in Herndon, Virginia, tells me from aboard a plane for his tireless advocacy activity on behalf of his people. “U.S. lawmakers have always defended human rights and basic democratic values,” she adds, “and their new vote gives hope in the darkness to Uyghurs around the world. The U.S. Senate has now to pass its version of that bill: we hope that the approval will come quick and by huge percentage, and that President Trump can sign it in to law before the end of the year.”

Ms. Abbas always wears a pin with two flags, crossed: Stars and Strips and the flag of East Turkistan. “America has been always helping Uyghurs,” she comments. “There was a time, in 2001, after 9/11, when the CCP was clever enough to portray every Uyghur as a terrorist. But this fake news was understood by America, that, while fighting true terrorism, has defended innocent Uyghurs who are unjustly persecuted by the Chinese regime. I would like to see other countries doing the same now.”

Unfortunately not many countries are likely to have the courage to stand up in face of China has Ms. Abbas hopes, but while the CCP has of course immediately expressed indignation over the passing of the “Uyghur bill” using the usual stale and sterile rhetoric on “terrorism” and threatening retaliation, NATO has formally recognized China’s potential danger for the first time. As a commentator, who wishes to remain anonymous, has said, “there is life on Mars”.

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