LA BIRMANIA MANCA LE SUE PROMESSE SULLA RIFORMA EDUCATIVA

Avrebbe potuto essere una grande occasione di svolta, eppure il governo Birmano è riuscito ancora a deludere.
L’Unione Parlamentare, infatti, ha appena votato un controverso disegno di legge per la riforma educativa, tema molto sentito nel paese data la fondamentale importanza che riveste per le generazioni presenti e future.

L’emendamento, così come presentato, non terrebbe conto di nessuna delle undici disposizioni chiave che avvocati e associazioni studentesche erano riusciti a concordare con il governo, attraverso una serie di riunioni proposte da quest’ultimo sull’argomento.

“È completamente diversa sia nei contenuti sia nell’essenza” sostiene uno degli attivisti. “Il governo e il parlamento si sono rifiutati di approvare il progetto di legge contenente le richieste… hanno infranto accordi e promesse” afferma Aung Nay Paing, uno dei leader della Democracy Education Initiative Committee che ha partecipato agli incontri.

In particolare, tra i cambiamenti pattuiti, vi è la necessità di garantire una presenza certa dei sindacati studenteschi nel processo di formazione delle politiche educative, mentre purtroppo, nel documento appena presentato, sono menzionate solo le associazioni studentesche, limitando così il controllo dell’attività parlamentare.
“Considerando la storia università della Birmania, abbiamo bisogno di rafforzare il ruolo dei sindacati studenteschi, esistiti fino al 1962, quando sono stati aboliti a seguito di un colpo di stato militare” ha detto Thein Lwin del National Network for Education Reform (NNER).

Perseverare

Aung No Paing ha inoltre affermato che il suo gruppo continuerà a fare pressioni per l’implementazione di riforme accettabili, che garantiscano quindi: un sistema educativo decentrato, la modifica degli esami d’ammissione all’università, la modernizzazione dei curriculum e soprattutto un’educazione non solo accessibile a tutti, ma anche non discriminatoria, che venga impartita sia nella lingua ufficiale, sia nelle lingue usate dalle minoranze etniche del paese.

Ma l’impresa è ardua poiché, nel solo mese di maggio, più di 70 studenti- attivisti sono stati trascinati a processo in uno dei tribunali della Birmania centrale, accusati di organizzare risolve e assemblee illegali. La maggior parte di loro rientra tra le 127 persone che sono state arrestate due mesi prima quando, nella città di Letpadan, la polizia ha applicato violentemente la “tolleranza zero” sugli studenti che stavano protestando pacificamente.

La strada da percorrere appare lunga e difficoltosa, tuttavia l’atteggiamento coraggioso dei ragazzi ci fa ben sperare per un mutamento delle condizioni future.

Radio Free Asia,19/06/2015

English article Radio Free Asia:

M.R. Laogai Research Foundation

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