L’ accordo sino-vaticano mette a rischio la libertà religiosa?

Se sei una persona libera di credere in una religione, è probabile che non ti trovi in Cina, dove la persecuzione religiosa è stata intensificata da Xi Jinping

 

Gli esempi sono tanti. Il mese scorso, l’agenzia di stampa del Pontificio istituto missioni estere AsiaNews ha riferito che “nel giro di soli due giorni, quasi tutto il personale ecclesiastico della prefettura apostolica di Xinxiang è stato eliminato via con un’operazione delle forze di polizia della provincia di Hebei”. Gli arresti hanno incluso un vescovo, sette sacerdoti e 10 seminaristi.

Il  gruppo di controllo Open Doors USA ha collocato la Cina nei 20  paesi in cui i cristiani sono più a rischio di persecuzione. Il leader cattolico riferisce che “il Partito comunista cinese ha rimosso le app della Bibbia dall’App Store e ha sospeso gli account cristiani di WeChat in tutto il paese”. Tutta questa oppressione solleva una seria domanda: perché la Chiesa cattolica si impegna a trovare patti con questo regime?

Potrei comprendere se  denunciasse  con impeto le violazioni dei diritti umani in Cina e fare del proprio meglio per porre fine alla persecuzione, sarebbe una cosa. Invece no: nel 2018 il Vaticano ha firmato un accordo sulla nomina dei vescovi tra la Repubblica popolare e la Santa Sede. L’accordo è stato rinnovato lo scorso ottobre fino al 2022.

La Santa Sede ha affermato che l’accordo era puramente pastorale e non politico. Uno dei principali sostenitori, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, si è detto soddisfatto del dialogo con Pechino. Ha minimizzato l’idea che i cristiani in Cina avessero qualcosa da temere, chiedendo letteralmente ai giornalisti: “Ma quale persecuzione?”

La persistente condotta soft del Vaticano con Pechino solleva alcune preoccupazioni degne di una attenta analisi .  Questo comportamento prosegue anche se il Partito comunista cinese continua a praticare un  vero e proprio genocidio verso la popolazione uigura e altre minoranze etniche e religiose , una vera e propria “soluzione finale” che ad oggi i governi occidentali non ancora riconoscono come tale. Poi consideriamo che , nonostante l’accordo, la condizione dei cattolici in Cina non è migliorata anzi peggiorata e noi di Arcipelago laogai abbiamo molte volte riportato notizie a questo riguardo. (vedasi sezione: persecuzione cristiani)

E’ comprensibile l’intento pastorale della Santa Sede, ma dall’altra parte non è altrettanto chiaro  distinguere  la differenza tra la pastorale e la politica in Cina. L’accordo del Vaticano dà legittimità politica al regime cinese.

Tre anni fa, la rivista gesuita italiana La Civiltà Cattolica, a sostegno dell’accordo originario con la Cina, aveva citato il caso del Concordato del 1801 tra papa Pio VII e Napoleone. È vero che l’accordo sino-vaticano non è un concordato, ma potrebbe prendere forma.

È uno scenario assai confuso , che sostiene valori morali e politici non semplicemente diversi ma che si trovano in contraddizione col cristianesimo. L’accettazione della totale incompatibilità dei sistemi di valori mette seriamente a repentaglio il principio della Libertas Ecclesiae (la libertà di religione dell’autorità ecclesiastica della Chiesa cattolica dai poteri temporali).

Altro spunto di riflessione assai peggiore è che il Vaticano ha evitato di  ritenere il regime cinese responsabile della sua mancanza di trasparenza e affidabilità. In un momento in cui molte voci credibili ritengono  Pechino responsabile del genocidio uiguro e nella pandemia globale, il Vaticano è indietro nel prendere posizioni ferme e decise su i significativi  abusi  che Pechino commette alla libertà religiosa.

La sconfortante diplomazia vaticana ha attirato l’attenzione dell’ultima amministrazione statunitense. L’allora segretario di Stato Mike Pompeo era critico nei confronti dell’accordo di Pechino. Il team di Trump credeva che questo accordo potesse dare legittimità politica e diplomatica alla Repubblica popolare, rafforzando così il suo potere di convinzione.

Persino il card. Zen  premiato nel 2019 per la “difesa alla libertà religiosa e la lotta al comunismo” più volte è stato molto critico nei confronti della Chiesa e la sua “morbidezza” per Pechino, è venuto pure a Roma nel settembre del 2020 per essere ricevuto dal Papa e non è stato ricevuto.

Per cui c’è da porsi questa domanda:

L’accordo sino-vaticano mette a rischio la libertà religiosa?

Gianni Da Valle-Arcipelago laogai: in memoria di Harry Wu,03/07/2020

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