L’Europa mette i dazi contro l’acciaio cinese

Finalmente Bruxelles ha alzato la testa e ha approvato i dazi antidumping contro la Cina. I tubi del Dragone importati nell’Unione Europea a partire dal primo ottobre subiranno una sovrattassa fino al 39,2% per i prossimi cinque anni. L’obiettivo è parare i colpi della concorrenza poco leale dei colossi cinesi dell’acciaio.

«Grazie alle misure approvate l’industria siderurgica europea produttrice di tubi verrà tutelata dalle importazioni in dumping(vedi Ndr) salvaguardando anche migliaia di posti di lavoro», spiega il vice ministro al commercio estero Adolfo Urso. Tra i maggiori beneficiari delle misure vi sono innanzitutto il gruppo Tenaris Dalmine e anche altri importanti imprese siderurgiche europee quali Vallourec, Mannesman e Arcelor. «È doveroso sottolineare», aggiunge Urso, «che questo caso si fonda, e si tratta della prima volta in assoluto, esclusivamente sulla minaccia di danno per l’industria comunitaria: rappresenta pertanto un importante precedente anche per eventuali casi successivi e, per tale motivo, la vittoria ottenuta in questo caso rappresenta motivo di grandissima soddisfazione per il nostro Paese».

La Commissione Ue ha inoltre espresso l’impegno a monitorare attentamente le condizioni del mercato al fine di rivedere, se le condizioni economiche e giuridiche lo consentiranno, i dazi eventualmente anche al rialzo. «Per questo ringraziamo il Commissario al Commercio, Catherine Ashton che si è dimostrata sensibile alle esigenze dell’industria italiana in un settore che è di estrema importanza per il Made in Italy», conclude Urso.

La buona notizia è doppia visto che sul tavolo della Commissione ci sono altri dossier su dazi antidumping(vedi Ndr). E il primo a poter essere approvato potrebbe riguardare l’alluminio. Soddisfazione, ovviamente arriva da Confindustria. «L’utilizzo di pratiche commerciali sleali, quali il dumping (vedi Ndr), da parte di produttori internazionali come la Cina è da condannare in ogni circostanza, ancor più oggi, in un momento in cui l’economia internazionale ha bisogno di libera concorrenza per sostenere la crescita economica ed uscire dalla crisi in atto», commenta il Vice Presidente per gli Affari Internazionali di Confindustria, Paolo Zegna. « La Ue, talvolta restia ad applicare queste misure, ha dato in questo caso prova di responsabilità e di coerenza, inviando un messaggio significativo, ossia che le regole stabilite a livello multilaterale debbano essere rispettate da tutti, soprattutto in tempi di difficile congiuntura».

Insomma, se spesso la Ue fa parlare di sè non in positivo stavolta non bisogna essere avidi di elogi. Va infine sottolineato come, per la prima volta, l’applicazione dei dazi antidumping(vedi Ndr) viene approvata sulla base della “minaccia” di dumping(vedi Ndr), ossia prima che tale pratica eserciti i suoi effetti negativi sull’industria europea. Forse l’Europa comincia capire che è meglio schivare i colpi piuttosto che curare le botte ricevute.

Fonte: Libero-news, 29 luglio 2009

Nota di redazione : Non comprendiamo perchè le nostre autorità continuino a parlare di “dumping cinese”. Con il termine inglese “dumping” si indica una procedura di vendita di un bene o di un servizio su di un mercato estero ad un prezzo inferiore a quello di vendita o, addirittura, a quello di produzione. Il dumping si verifica spesso a causa delle sovvenzioni accordate dagli stati. In Cina vi è si del dumping perchè il regime fornisce terra gratuita, regole fiscali e prestiti avvantaggiati alle imprese esportatrici ma il problema fondamentale è il lavoro forzato e lo sfruttamento umano perchè la Cina non rispetta le convenzioni dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro). Non a caso il costo del lavoro in Cina è 5% del costo del lavoro in occidente. Basterebbe quindi subordinare gli accordi commerciali con la Cina al rispetto delle convenzioni firmate dal paese asiatico ma mai rispettate!

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