Kim Jong-il abbraccia Hu Jintao: pronti al disarmo

La Corea del Nord è pronta a tornare al tavolo del disarmo nucleare, i colloqui a sei per la denuclearizzazione della penisola interrotti un anno fa, e si candida a divenire il primo partner commerciale della Cina. È quanto trapela dall’incontro bilaterale che si è svolto ieri a Pechino fra il dittatore di Pyongyang, Kim Jong-il, e il presidente cinese Hu Jintao: oltre quattro ore di colloquio privato, in cui i due – che non si vedevano da quattro anni – si sono molto probabilmente accordati sulla gestione dell’atomica da parte del regime stalinista.

Il 68enne figlio di Kim Il-sung è arrivato in Cina lunedì per una visita di Stato dall’insolito alto profilo. Arrivato a Dalian con il suo treno speciale, ha scelto per la propria permanenza il Furama Hotel: l’albergo è il migliore della città e ospita regolarmente i summit internazionali che si tengono nel Paese asiatico. L’ultimo Forum di Davos si è tenuto proprio lì.

Contrariamente agli ultimi tre viaggi ufficiali in Cina, caratterizzati da segretezza quasi patologica, la delegazione nordcoreana e lo stesso leader hanno accettato di incontrare gli altri ospiti dell’albergo. La struttura ha bloccato le prenotazioni, ma per la prima volta non ha impedito l’accesso neanche ai comuni turisti. Per aggiungere “colore” al suo viaggio, inoltre, Kim ha portato con sé le cantanti liriche dell’opera Phibada (v. foto), che questa sera canteranno a Pechino il classico dell’opera cinese “Sogno della camera rossa”, tradotta in coreano.

Questo modo di fare, spiegano gli analisti, indica la necessità da parte di Pyongyang di sottolineare “l’eterna fratellanza” fra le due nazioni. Piegato dalla crisi economica, da una disastrosa riforma valutaria e da un’epidemia di tubercolosi nel sud del Paese, il dittatore ha estremamente bisogno dell’appoggio di Hu Jintao, ormai praticamente l’unico leader mondiale – fatta eccezione per i tiranni di Medioriente e America Latina – a dialogare e fare affari con la Corea del Nord.

Nell’ultimo periodo è imploso persino il rapporto con la Corea del Sud. Complice il cambio di governo alla “Casa Blu” di Seoul – dove ora comanda Lee Myung-bak, poco incline ad assecondare i capricci del regime vicino – i rapporti intercoreani sono peggiorati notevolmente. L’ultimo attrito è derivato dall’affondamento della corvetta del Sud Cheonan, nel quale sono morti 46 marinai. Oggi la stampa di Seoul accusa di nuovo Pyongyang per il “crimine”.

L’indotto economico cinese rappresenta il 65% dell’intero flusso economico di Pyongyang: gli esperimenti nucleari del 2006 e il conseguente embargo da parte delle nazioni occidentali e asiatiche hanno piegato del tutto il Paese. Anche il sorprendente abbraccio con cui Kim ha salutato Hu – una gestualità ritenuta sconveniente nella cultura locale – è stato senza dubbio pianificato dal dittatore, che lega il suo destino alla benevolenza di Pechino.

La popolazione cinese, tuttavia, non ha preso bene la visita. Il popolo di internet ha preso di mira il leader nordcoreano: un internauta – che significativamente si firma KimGetOut (“Kim vai via”) – scrive sul popolarissimo Baidu.com: “Kim torna a casa! Questo disgraziato è venuto solo per chiedere soldi. Ma noi non vogliamo che gli vengano dati”. Altri utenti hanno criticato il lusso del quale si circonda il leader nordcoreano, che per il soggiorno di Dalian ha dormito in una suite del costo di 2.300 dollari, vale a dire il reddito medio annuale di un cittadino del suo Paese.

Attesa per l’incontro di questa sera con la delegazione economica, guidata dal premier cinese Wen Jiabao. È con questa che Kim deve fisicamente siglare gli accordi economici per i prossimi due anni che manterranno a galla il Paese e il suo governo. La firma dovrebbe avvenire dopo l’esibizione delle cantanti, ma non è escluso che Pechino pretenda prima un documento firmato con cui la Corea del Nord si impegna a tornare al tavolo del disarmo.

Fonte: Asianews, 6 maggio 2010

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