Katyn: un’altra verità nascosta

Questo mese di marzo decorre il settantesimo anniversario del massacro di Katyn. In seguito al patto Ribbentrop-Molotov siglato il 23.8.1939, i tedeschi invasero la Polonia il 1° settembre, iniziando così la seconda guerra mondiale. Due settimane dopo l’Urss invase e occupò la metà della Polonia assegnatale dal patto. Durante quel periodo di occupazione, i sovietici catturarono come prigionieri di guerra migliaia di militari dell’esercito polacco. Nel marzo 1940 il Politburo Sovietico ordinò la fucilazione di circa ventiduemila tra ufficiali e altri “nemici di classe” polacchi, internati in campi di concentramento nella zona di Katyn o detenuti in prigioni sovietiche. I corpi seppelliti nelle fosse di Katyn vennero poi trovati dai tedeschi allorché a loro volta occuparono quelle aree dopo l’attacco all’Urss. Le autorità germaniche organizzarono un’ispezione internazionale di rappresentanti della Croce Rossa per confermare la colpevolezza dei comunisti sovietici. Fra questi uno scienziato napolitano, Vincenzo Mario Palmieri che venne, nel dopoguerra, soggetto ad una campagna di minacce e diffamazione, orchestrata dal PCI su ordine di Mosca, che lo costrinse a tacere ed a seppellire nel suo giardino la copia del rapporto della commissione Naville che confermava la responsabilità dei sovietici. Chissà se il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rammenta quella virulenta campagna contro Palmieri; in caso affermativo, potrebbe, oggi, aggiungere particolari sconosciuti su quella terribile infamia commessa dai suoi compagni del Pci. Così, la menzogna prese il posto della verità anche se quest’ultima era ben nota agli organi di potere. Il regime staliniano cercò di scaricare la responsabilità per il massacro sui tedeschi, orchestrando una campagna di falsificazione, con la complicità degli Alleati, che perdurò per cinquant’anni. Ci domandiamo perchè l’eccidio di Katyn, come le foibe ed altre tragiche realtà, siano state nascoste all’opinione pubblica. Il grande Solzhenytsyn diceva che queste distorsioni della realtà venivano causate da “patterns of judgement” cioè da “modelli di giudizio” prestabiliti, come è sempre stato il caso nei regimi comunisti. Ma noi viviamo in un sistema politico che si autodefinisce libero e democratico. Allora perchè i crimini comunisti sono sempre stati nascosti all’opinione pubblica?  Un crimine, da chiunque esso venga perpetrato, resta un crimine.
Toni Brandi

Questo articolo è uscito sulle pagine nazionali di EPolis:

Katyn, quante menzogne sopra la verità

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