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Kathmandu e Pechino stringono nella morsa i profughi tibetani

Kathmandu e Pechino firmano un accordo per impedire l’ingresso di profughi tibetani in Nepal, regolare la concessione di carte di ingresso nel Paese e tenere sotto controllo le frequenti proteste anticinesi. Il documento composto di 13 punti è stato firmato ieri a Chautara vicino al confine con il Tibet. In cambio del maggiore controllo sugli esuli tibetani, Pechino faciliterà l’ingresso di lavoratori nepalesi nell’area di Tatopani al confine con il Tibet.
Dopo l’invasione di Lhasa del 1950 e l’esilio del Dalai Lama in India (1959), il Nepal ha ospitato migliaia di rifugiati in fuga dal Tibet, consentendo ad essi il sostegno del governo in esilio. A tutt’oggi sono oltre 20mila i profughi tibetani ospitati nel Paese.
Con la caduta della monarchia nepalese nel 2006 e la salita al potere dei partiti maoista (Unified Communist Party of Nepal)  e leninista-marxista (Unified Marxist–Leninist) il Paese ha iniziato a stringere accordi economici con Pechino, vietando agli esuli ogni tipo di manifestazione anti-cinese. Già nel 2008 in occasione delle Olimpiadi di Pechino il governo aveva limitato le manifestazioni di dissenso, soffocandole con la forza.
Secondo i media nepalesi, di recente la Cina avrebbe chiesto al Nepal di distribuire circa 10.000 unità di sicurezza lungo il confine sino-nepalese. Inoltre Pechino ha offerto al governo di Kathmandu la possibilità di addestrare una forza di polizia specializzata nel sedare proteste di piazza.

Fonte: Asia News.it, 6 dicembre 2010