Jinan, attacco alla chiesa “ufficiale” di Changchunli

Il governo cinese ha ordinato un brutale attacco contro la comunità cristiana della chiesa “ufficiale” di Changchunli a Jinan, nella provincia settentrionale dello Shandong. Circa 200 agenti di polizia, con gli elmetti in testa e le divise ufficiali, si sono scagliati lo scorso 23 settembre contro le tende in cui si trovavano i membri della chiesa, in piazza Wanda. Qui è in costruzione una nuova chiesa. Lo riporta il gruppo ChinaAid. Nel corso dell’attacco, 16 cristiani anziani sono stati feriti: uno di loro ha perso l’occhio sinistro. A nulla è valsa la telefonata alla polizia locale, che ha tardato a rispondere e – una volta giunta sul luogo dell’attacco – si è limitata ad osservare la situazione. Più tardi, sempre il 23, circa 300 fedeli si sono presentati davanti al municipio di Jinan per protestare e chiedere giustizia. I problemi della comunità cristiana di Changchunli nascono il 7 luglio del 2008, quando il direttore e il vicedirettore dell’Ufficio Affari religiosi ed etnici del municipio di Jinan brigano nell’ombra per demolire la chiesa locale. Per ottenere i permessi, sono arrivati a manipolare il presidente del Consiglio cristiano e quello della Commissione del Movimento delle tre autonomie. Quest’ultimo è lo strumento di controllo governativo sul cristianesimo protestante. Pechino permette la pratica del cristianesimo protestante solo all’interno del Movimento delle tre autonomie (MTA), nato negli anni ’50 dopo la presa di potere di Mao, l’espulsione dei missionari stranieri e l’arresto dei leader delle Chiese, anche cinesi. Le statistiche ufficiali dicono che in Cina vi sono 10 milioni di protestanti ufficiali, tutti uniti nel MTA. I protestanti non ufficiali, che si radunano nelle “chiese domestiche” non registrate, sono stimati ad oltre 50 milioni. Tuttavia l’appartenenza al Movimento non ha salvato la chiesa di Changchunli, che i dirigenti locali demoliscono poco dopo aver firmato con i leader cristiani un accordo illegale in almeno due punti. Tra l’altro, nella demolizione (non ricompensata dalle autorità) la terra concessa alla congregazione è stata ridotta da oltre 1.129 metri quadri ad appena 300. Nell’accordo estorto, non si spiega che fine fanno gli 800 metri quadri, che ora sono semplicemente occupati da un cantiere. Dall’8 giugno del 2009, di conseguenza, tutte le attività religiose della Changchunli sono state interrotte; il pastore è stato richiamato, le attività della Commissione di gestione della chiesa cancellate e i membri allontanati. Tuttavia, i fedeli hanno rigettato l’accordo e hanno chiesto alle autorità governative – municipali e centrali – di avere giustizia. Tuttavia, nonostante l’appello al Consiglio di Stato, la questione è rimasta irrisolta. Per questo i fedeli si sono accampati nella piazza Wanda, dove il cantiere aperto era stato dichiarato in un primo momento “occupato a costruire una nuova chiesa”. Quando i membri della Changchunli hanno protestato, gli operai hanno cambiato versione: starebbero costruendo un parcheggio sotterraneo. La questione è destinata a rimanere irrisolta, quanto meno per quanto riguarda gli atti ufficiali.  Ma nei fatti è chiara: i leader dell’Ufficio affari religiosi hanno incamerato per i loro interessi un tereno che era invece della chiesa.

Fonte: Asia News, 1 ottobre 2010

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