Jerzy Popieluszko: un martire polacco del nostro tempo

n questa settimana in cui ricorre la Passione e la Morte di Nostro Signore e oggi 2 Aprile in cui ricorre anche il 5° anniversario della morte di Giovanni Paolo II vorrei ricordare un martire polacco del nostro tempo, vittima del regime comunista polacco. Si tratta di una figura della storia della chiesa poco conosciuta in Italia: Jerzy Popieluszko. Era un giovane sacerdote che in modo del tutto casuale divenne la guida spirituale del sindacato libero Solidarnosc, anni ’70-’80, animato da Lech Walesa. Un gruppo di operai in “assedio” nelle acciaierie di Varsavia chiese alla Chiesa del posto un sacerdote che andasse a dire messa all’interno dell’acciaieria anche durante il loro sciopero sindacale contro il regime comunista. Si fece avanti Padre Jerzy che prese subito molto a cuore la loro situazione. Gli operai chiedevano più democrazia e maggiori diritti nella conduzione delle fabbriche soprattutto le acciaierie considerate le più importanti in quel periodo. Egli allora li affiancò nella resistenza al comunismo. Dal suo pulpito parlava di libertà e verità davanti ad una moltitudine di fedeli. Termini contrari ad ogni regime di qualsiasi colore esso sia e così divenne il “prete scomodo” per il partito comunista polacco succube dell’Unione Sovietica. L’occupazione delle fabbriche, le agitazioni popolari spinsero le autorità polacche a proclamare la legge marziale. Fu arrestato, interrogato a lungo, rilasciato per intervento di autorità religiose, seguito in ogni sua mossa. Perseguitato da quel momento in poi con minacce, intimidazioni fino a che una sera i servizi segreti lo rapirono torturarono e gettarono il suo corpo nelle acque della Vistola: era il 10 ottobre 1984. Quello che emerge da questa figura di sacerdote è la sua fede costante che iniziò da bambino fino alla sua morte, figura potente come un martire e ostinato come un cavaliere. Parlerà di verità e di libertà sempre rimanendo fedele al suo ministero sacerdotale: lui era prete non un agitatore di popolo. Egli seppe tenere bene a freno l’odio verso i suoi persecutori. Agli studenti e operai diceva:” Bisogna combattere il male non chi lo produce”. E quì vorrei aggiungere una mia nota se mi è concessa. Vorrei fare un parallelismo tra queste sue parole e una mia percezione. Anche per la Cina la situazione è analoga: ” Bisogna combattere il male non chi lo produce”, anzi per questi ultimi occorrerebbe pregare! Invece tante volte sento che molti si avvicinano a questa realtà con mera intenzione politica. Non sento interesse vero e proprio per i nostri fratelli torturati, uccisi, per i loro diritti purtroppo preclusi. Il primo messaggio che arriva è combattere il regime perchè opposto alla propria ideologia politica. Quindi forza contro forza, muro contro muro. Bisogna invece capire che l’atteggiamento giusto che bisogna avere è quello del cuore, “educare chi non è capace, all’Amore” anche a costo della nostra vita purtroppo. Padre Popielusko come Gesù non ha mai risposto con la violenza alla violenza che subiva, ha sempre amato i suoi persecutori. Giovanni Paolo II al suo funerale dirà:” Come Cristo…Come Cristo…” Nella nostra Europa che dimentica le sue radici cristiane è importante ricordare questo martire cristiano e la sua morte avvenne pochi anni prima della caduta del comunismo sovietico.
Nilva Mazzieri

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