Italia contro la Commissione sullo status di libero mercato alla Cina

Il ministro Calenda: “La proposta di Bruxelles per difendere le nostre imprese è un compromesso traballante che mette al rischio tantissimi posti di lavoro” [..]

Bruxelles – L’Italia ha una parere “fortemente negativo” rispetto alla proposta della Commissione europea per riformare gli strumenti di difesa commerciale in vista del riconoscimento in seno al Wto, previsto per dicembre, dello status di economia di libero mercato alla Cina. A margine del Consiglio Affari esteri dedicato al Commercio, il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda ha definito quello proposto dalla Commissione un “compromesso al ribasso”. La posizione dell’Italia in materia è chiara: “Benissimo il riconoscimento dello status di economia di libero mercato, ma solo quando la Cina sarà un’economia di mercato”, ha dichiarato.

Al momento dell’adesione della Cina al Wto nel 2001 era stata prevista una clausola secondo cui, passati quindici anni, tutti i Paesi membri dell’Organizzazione mondiale del Commercio le avrebbero dovuto concedere lo status di economia di mercato. Il riconoscimento, anche se diversi Stati non sono affatto felici, dovrà essere automatico. La Commissione europea ha presentato questa settimana una proposta per un nuovo metodo di calcolo del dumping sulle importazioni da Paesi nei quali esistono considerevoli distorsioni di mercato o in cui l’influenza dello Stato sull’economia è pervasiva. L’obiettivo è principalmente la Cina, ma questa strategia non ha affatto convinto l’Italia. Calenda ha definito la proposta di Bruxelles “un compromesso su basi giuridiche estremamente traballanti”, che “rischia di mettere in discussione moltissimi posti di lavoro”, e questo “è inaccettabile”, ha sentenziato.

In Europa, ha spiegato il ministro, è in corso “la solita spaccatura”, tra gli Stati del nord “che sono importatori e quindi vogliono che anche in caso di dumping i dazi imposti ai prodotti siano il minimo possibile”, e i Paesi esportatori “che affermano che di fronte a un comportamento scorretto l’Industria deve essere protetta”. L’industria più a rischio è quella siderurgica, che da anni soffre della sovrapproduzione del colosso asiatico. Gli Stati Uniti per correre ai ripari vogliono imporre dazi di oltre il 200% su alcune importazioni di acciaio dalla Cina, in Europa non supererebbero il 30%. Per Calenda insomma bisogna fare di più, la proposta della Commissione, ha concluso, “è giuridicamente molto complessa”, ed è “lungi dal reggere quando inevitabilmente la Cina ci porterà al Wto”.

Eunews,11/11/2016

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