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Anche le triadi cinesi guadagnano terreno

Ai settori tradizionali si aggiunge il traffico di materie plastiche La tradizionale chiusura a riccio lascia spazio a nuove strategie.

Prostituzione, droga, contraffazione, lavoro nero. Sembrano queste le attività illegali principali della criminalità cinese. In Veneto, secondo i dati Istat più recenti, i cinesi sono 34.633, vale a dire il 7,1 per cento degli stranieri. Una percentuale non alta, ma comunque più alta della media nazionale che si attesta sul 5,7 per cento. Vivono soprattutto tra Treviso e Padova, sono in aumento nel Veneziano e nel Vicentino, in calo tra Rovigo e Belluno.

L’ultima relazione della Direzione investigativa antimafia parla esplicitamente di «modelli delinquenziali gerarchicamente strutturati, con caratteristiche di mafiosità». Un assetto verticistico, spiega la relazione, « caratterizzato, all’interno, da una fitta rete di rapporti, ramificati sul territorio e capaci di condizionare le dinamiche, lecite e illecite, proprie della comunità. Si tratta di relazioni basate essenzialmente sul legame familiare».

Una struttura solida e complessa, rilevano gli investigatori. Una struttura sulla quale «si regge il vasto paniere degli investimenti illeciti che fanno capo alla criminalità cinese. Tra questi rilevano, in primo luogo, il contrabbando e l’importazione, lo stoccaggio e la distribuzione di prodotti contraffatti, fatti arrivare dalla Cina attraverso i porti e gli aeroporti. Tali canali vengono utilizzati anche per il traffico illecito di rifiuti”. Il riferimento indiretto è ad una indagine sfociata nell’aprile del 2017 nella denuncia di 98 persone e 61 società con sede a Prato, Montemurlo, in Veneto e in Campania, per associazione per delinquere di tipo transnazionale dedita alla commissione di più delitti e, tra essi, il traffico illecito di ingenti quantitativi di rifiuti plastici.

Cosa facevano? Smaltivano illecitamente materie plastiche, che da Prato inviavano ad Hong Kong. Ma l’elemento dirompente era stato scoprire che le triadi cinesi trattavano con i clan camorristici degli Ascione e dei Casalesi. Secondo il “Rapporto sulle aree settentrionali” dell’Osservatorio cross di Nando dalla Chiesa, l’area a più elevato spessore criminale è la Lombardia, seguita da Veneto, Emilia Romagna e Veneto. Un nuovo dinamismo è stato evidenziato da alcuni sintomi come l’utilizzo degli incendi come atti intimidatori, l’aumento dei reati fiscali, la crescita di attività commerciali legali rispetto ai “vecchi” laboratori clandestini, un maggior coinvolgimento nella vendita della droga con possibili, ulteriori alleanze di comodo, un costante aumento della prostituzione rivolta ai clienti italiani, sia in strada sia al chiuso, l’incremento della gestione del gioco d’azzardo e delle forme di usura collegate. Un capitolo a sé meriterebbe la storia di Keke Pan, il “re di via Piave” a Mestre, ma al di là di significativi casi personali, c’è il timore fondato che “Torino e Venezia vengano a costituire due poli di attrazione della criminalità cinese” e questo perché da un lato l’aeroporto di Caselle,dall’altro Tessera e il porto possano essere utilizzati come punto d’arrivo di merce contraffatta , ma anche – come già richiamato sopra – di possibili traffici illeciti di rifiuti. Per non parlare del riciclaggio attraverso il Casinò.

Corriere delle Alpi,10/11/2018