Inviato delle Nazioni Unite per i diritti umani spiato durante la sua visita in Cina

Un rappresentante delle Nazioni Unite per i diritti umani ha dichiarato di essere stato seguito da agenti della sicurezza in borghese durante una visita ufficiale in Cina, e che alcuni degli attivisti da lui incontrati sono stati minacciati e hanno subito rappresaglie.

Philip Alston, corrispondente speciale delle Nazione Unite per l’estrema povertà e i diritti umani, ha affermato che il comportamento del governo cinese interferisce con il lavoro degli esperti delle Nazioni Unite. Questi ultimi hanno bisogno di essere liberi di valutare la reale situazione del paese, e di mantenere riservate le identità delle proprie fonti.

Le difficoltà incontrate dal funzionario sono contenute in un rapporto conclusivo sulla propria missione in Cina, avvenuta ad agosto, inviato via email lo scorso martedì 2 maggio alla no profit The Associated Press. A giugno, una versione finale del rapporto sarà consegnata al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Nel rapporto si parla anche di avvertimenti, ricevuti dal governo cinese, di non incontrare direttamente le organizzazioni della società civile, di richieste di resoconti dettagliati su ogni incontro privato avuto, e di agenti della sicurezza che si fingono cittadini privati per controllare costantemente gli spostamenti di Alston.

Sotto la presidenza di Xi Jinping lo spazio della società civile è stato sensibilmente ridotto. Egli ha presieduto all’arresto di avvocati e attivisti per i diritti umani, bloggers e chiunque avesse denunciato violazioni di diritti e criticato le politiche governative; ha inoltre reso più severi i controlli  sulle organizzazioni non governative straniere.

Il rapporto di Alston parla anche di intimidazioni governative rivolte a lui e ad altre persone, considerate “sospette”, affinché non si mettessero in contatto tra loro, e di un appuntamento mandato a monte quando la persona che doveva incontrare è stata presa in custodia per alcune ore.

Il portavoce del Ministero degli Esteri ha dichiarato che non può commentare sul rapporto di Alston poiché non lo ha visto. “Ciò che posso dire è che le autorità cinesi hanno alacremente supportato e coordinato la visita di Alston dello scorso anno in Cina, per assicurarsi che si svolgesse senza intoppi. Egli ha incontrato i cinesi che voleva incontrare” ha dichiarato Geng. Ha inoltre aggiunto che il rappresentante cinese presso il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite esporrà la posizione della Cina non appena il rapporto sarà disponibile a giugno.

La missione di nove giorni di Alston dell’agosto scorso aveva il fine di valutare se le politiche del paese, volte a combattere la povertà estrema, andassero di pari passo con gli obblighi di rispetto dei diritti umani.

William Nee, ricercatore di Amnesty International per la Cina, ha affermato: “la Cina ha molti risultati positivi da offrire per quanto riguarda la lotta alla povertà, ma questi sono danneggiati dal costante controllo all’accesso delle informazioni.” “Sfortunatamente, questo trattamento oppressivo è la normalità in Cina”, prosegue Nee. “Direi che è quasi prevedibile che il governo si dia la pena di intimidire gli informatori, controllare gli itinerari e non permettere all’inviato speciale di avere libertà di movimento.”

Alston denuncia che durante e dopo la sua visita, alcuni individui da lui incontrati, o che avrebbe dovuto incontrare, “sono stati vittime di atti che hanno tutte le sembianze di minacce e rappresaglie”. Egli nomina Jiang Tinyong, un noto attivista per i diritti legali che Alston ha incontrato durante il suo viaggio e che dal 21 novembre è scomparso. Da quel momento è stato accusato di incitamento al sovvertimento dello stato, e una testata, controllata dal governo, lo scorso marzo ha pubblicato una sua presunta intervista in cui parrebbe confessare di vendere “notizie false” ai mass media oltreoceano.

A ottobre Alston ha detto al governo cinese di aver ricevuto informazioni sulla situazione delle mogli di due avvocati in carcere, le quali pare siano state minacciate e molestate. Sembra che una sia stata anche arrestata, in parte come ritorsione per aver “cooperato” con lo stesso Alston. Il governo cinese ha negato tali accuse, dichiarando, in un documento pubblicato sul sito dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, che Wang Qiaoling e Li Wenzu sono sempre state libere di muoversi e non sono state controllate illegalmente né molestate.

Il rapporto di Alston afferma che la leadership cinese ha mostrato un “notevole” impegno politico nel creare una società libera dalla povertà estrema, ma che la Cina ha bisogno di produrre e pubblicare dati più accurati da utilizzarsi nell’elaborazione di nuove politiche. Inoltre, la Cina ha bisogno di “trattare i diritti economici e sociali come fossero diritti umani.”

Traduzione Andrea Sinnove Laogai Research Foundation Italia Onlus


Fonte: journalgazette, 3 mag 17

Il rapporto in inglese è visibile presso il seguente link:

https://www.un.org/en/ga/search/view_doc.asp?symbol=A/HRC/35/26/Add.2

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