Intervista ad un ex ufficiale cinese che prestava servizio in un campo di rieducazione

Un ufficiale presso una stazione di polizia a Kashgar ha recentemente rilasciato a RFA un’intervista in merito alle condizioni in un campo di rieducazione dove sono detenuti molti uiguri. Nella prima parte dell”intervista, l’ufficiale, che ha voluto mantenere l’anonimato per paura di persecuzioni, ha dettagliatamente descritto la struttura del campo, la routine quotidiana dei detenuti e le punizioni a cui sono sottoposti i carcerati se non obbediscono alle regole.

Nella foto: Campo di rieducazione di Kashgar

A partire da aprile 2017, gli uiguri accusati di nutrire “idee religiose ben radicate” e idee “politicamente scorrette” sono stati imprigionati o detenuti in campi di rieducazione nella regione autonoma Xinjiang Uyghur (XUAR) della Cina nord-occidentale, dove i membri del gruppo etnico si lamentano da tempo di pervasiva discriminazione, repressione religiosa e repressione culturale sotto il dominio cinese.

Le fonti dicono che i detenuti affrontano abitualmente un duro trattamento per mano dei loro sorveglianti nei campi, il cibo è poco, le condizioni igieniche sono scarse e le strutture sovraffollate. L’ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, ha dichiarato alla National Public Radio in un’intervista trasmessa il 4 ottobre, che le strutture rappresentavano “sforzi per aiutare le persone a imparare abilità e tecniche per sviluppare le loro capacità economiche”.

Intervista all’ex ufficiale in merito al campo di rieducazione

RFA: Puoi descrivere il campo di rieducazione dove hai lavorato? 

Ufficiale: Era composto da tre edifici quando lavoravo li, ma sono a conoscenza che ora è stato esteso a sette. Tutti gli edifici hanno la stessa altezza a cinque piani. Gli uffici sono tutti al piano terra e i detenuti sono alloggiati sui restanti quattro piani.

RFA: Quanti detenuti vivono su ogni piano? 

Ufficiale: Quando ero di servizio li, al secondo piano del mio palazzo c’erano 16 stanze adibite a dormitorio per i detenuti, quattro aule scolastiche, due sale riunioni, una stanza  dormitorio per la polizia e una per i quadri (insegnanti). C’erano circa 10-14 detenuti in ogni stanza del dormitorio. Su ogni piano stazionavano due agenti di polizia e 10 agenti di sicurezza.

RFA: Hai detto che ci sono 10-14 detenuti in ogni stanza del dormitorio, quindi significa che c’erano circa 200 detenuti su ogni piano. In totale, c’erano circa 800 detenuti e più di 50 agenti di polizia in ogni edificio? 

Ufficiale: sì, c’erano 234 agenti di polizia che lavoravano nel campo di rieducazione.

RFA: quante ore di lezione i detenuti hanno ogni giorno? 

Ufficiale: quattro ore al mattino e quattro ore al pomeriggio.

RFA: Quanto dura la pausa pranzo? 

Ufficiale: due ore.

RFA: Hanno una pausa durante la lezione di quattro ore? 

Ufficiale: No.

RFA: gli insegnanti cambiano durante la lezione di quattro ore?

Ufficiale: Sì… ogni ora. Al mattino i detenuti studiano la lingua ufficiale (mandarino) e, le leggi e i regolamenti civili, mentre nel pomeriggio discutono  su quanto hanno assimilato. Per tale ragione sono rinchiusi in questi campi per ricevere rieducazione. Gli insegnanti svolgono attività di correzione psicologica.

RFA: Quindi nel pomeriggio rivelano cosa hanno fatto? 

Ufficiale: sì

RFA: Quando i detenuti si siedono insieme, possono parlare tra loro? 

Ufficiale: No, non hanno il permesso di parlare.

RFA: Che dire di quando sono nei loro dormitori? 

Ufficiale: sono sotto costante sorveglianza. Vengono controllati attraverso telecamere a circuito chiuso,  due in ogni stanza.

RFA: Quindi se parlano, qual è la punizione che ricevono?

Ufficiale: Solitamente viene dato loro un  primo avvertimento e comunque permettiamo che durino  da 15 minuti a mezz’ora. Se due persone parlano tra loro vengono convocati separatamente per domandare che cosa si sono detti. A seconda di ciò che è stato detto, vengono puniti. Se protestano contro le regole del campo, programmano una fuga, o considerano il suicidio, vengono informate dell’accaduto le autorità superiori, che  intraprendono le azioni necessarie. Dal circuito di sorveglianza le guardie non sono in grado di ascoltare ciò che dicono.

RFA: Esistono requisiti rigidi in merito al posizionamento delle mani dei detenuti in classe o nei dormitori? 

Ufficiale: quando sono in classe, le loro mani devono essere posizionate sulle loro scrivanie. Quando sono nelle stanze del dormitorio, devono mettere le mani sulle ginocchia o sui loro quaderni.

RFA: Nelle stanze del dormitorio, hanno tavoli o scrivanie per scrivere? 

Ufficiale: No. Devono mettere i loro quaderni sulle ginocchia per leggere o scrivere.

RFA: Cosa accadrebbe se infilano le mani nelle loro tasche o ai loro lati? 

Ufficiale: Vengono avvertiti che dovranno subire una punizione

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia ONLUS


Fonte: Radio Free Asia, 04/10/2108

Versione inglese: Interview: ‘We Give Them a Warning Before Ordering Them to Stand as Punishment’

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