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Instabilità e dissenso: le paure di Xi Jinping, tra ‘cigni neri’ e ‘rinoceronti grigi’

Il regime è ossessionato da un’eventuale ribellione. Mentre l’economia peggiora, le persone di tutte le sfere sociali possono diventare oppositori. Avvocati per i diritti, chiese sotterranee, dissidenti, commentatori internet e poveri: sono loro le “cinque nuove categorie nere”.

In un clima politico internazionale percepito come ostile alla Cina, sono soprattutto gli affari interni a minacciare il regime comunista. Il presidente cinese ed i vertici del Partito sono spaventati dai “rischi politici ed ideologici che derivano dall’insoddisfazione nei confronti del ‘cuore della leadership’”Per questo, serrano i ranghi ed esigono l’assoluta fedeltà dei quadri. È la tesi sostenuta dal prof. Willy Wo-Lap Lam, docente della Chinese University di Hong Kong e autore di diversi saggi sulla Cina. Proponiamo di seguito la sua analisi. più recente Per gentile concessione della Jamestown Foundation [1]. (Traduzione a cura di AsiaNews).

Introduzione

Durante le vacanze per il Capodanno lunare, gli ambienti politici di Pechino erano in fermento per questa domanda: “Chi, o cosa, sono i ‘cigni neri’ ed i ‘rinoceronti grigi’?”. Questo fa seguito a un importante discorso pronunciato il mese scorso dal presidente e segretario generale del Partito comunista cinese (Pcc), Xi Jinping, presso la Scuola centrale del Partito (Scp). In quell’occasione, il leader 65enne ha alzato al livello più alto l’allerta per i funzionari di Partito: “Stare in guardia contro i cigni neri e attenti ai rinoceronti grigi” (jingti hei tian’e, fangfan hui xiniu / 警惕 黑 天鹅, 防范 灰 犀牛) (People’s Daily [2], 22 gennaio).

Constatando che la sicurezza nazionale e la stabilità della Cina sono oggetto di molteplici minacce dall’interno e dall’esterno, il “cuore della leadership” ha ammonito: “Dobbiamo mantenere la massima attenzione sugli incidenti ‘cigno nero’ [ovvero imprevisti] e prendere provvedimenti per prevenire quelli ‘rinoceronte grigio’ [vale a dire, rischi noti che vengono ignorati]”. Xi inoltre ha aggiunto che “[Ci troviamo] di fronte a sviluppi internazionali imprevedibili e un ambiente esterno complicato e delicato… Il nostro compito è mantenere la stabilità mentre proseguiamo con la nostra riforma e sviluppo”. Le istruzioni date dal leader supremo indicano un arduo compito: “Dobbiamo batterci come si deve nella guerra preventiva, in modo da prevenire e resistere ai rischi, e allo stesso tempo combattere bene la guerra delle iniziative strategiche, [in modo da] convertire il pericolo in sicurezza e trasformare le minacce in opportunità” (CCTV.com [3], 23 gennaio; People’s Daily [2], 22 gennaio).

“Imprevedibili” sfide internazionali per la Repubblica popolare cinese

A quali minacce alludeva Xi? Data l’enfasi su una situazione globale “imprevedibile” e “complicata”, molti hanno pensato che Xi si riferisse alla disputa commerciale in corso con l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Di fronte alle tattiche aggressive dei negoziatori commerciali di Trump, la compagine cinese è stata obbligata a fare una concessione dopo l’altra. Così, anche prima di trovare un possibile accordo entro il 1° marzo, i rappresentanti di Xi si sono già offerti di acquistare 1.000 miliardi in beni americani e di tagliare le tariffe sulle importazioni di automobili. Durante il suo recente viaggio a Washington, il vicepremier Liu He ha inoltre segnalato la volontà di Pechino di acquistare ulteriori 5 milioni di tonnellate di semi di soia nel prossimo futuro. In un incontro con Trump alla Casa Bianca, il 1° febbraio questo importante consulente economico di Xi ha commesso un errore lampante dicendo che la Cina avrebbe comprato 5 milioni di tonnellate di soia “al giorno” (Ming Pao [Hong Kong] [4], 2 febbraio; Radio Free Asia [5], 1° febbraio).

Anche la leadership cinese è rimasta scioccata da una serie allarmante di avvenimenti sulla scena globale. L’amministrazione Trump è stata in grado di sincronizzare ancora di più le politiche relative alla Cina dei suoi alleati in Europa, Asia e Australasia: ciò è dimostrato dal numero di Paesi che hanno seguito il consiglio statunitense di non utilizzare le apparecchiature Huawei o che hanno ridotto in modo drastico i rapporti commerciali con l’azienda, sulla scia delle accuse di spionaggio su larga scala mosse da Washington (CNN [6], 12 febbraio; The Associated Press [7], 11 febbraio).

Anche altri Paesi si sono uniti a Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda nel sostenere che l’apparato di sicurezza di Stato della Repubblica popolare cinese (Rpc) ha potenziato le attività di spionaggio all’interno dei loro confini. La lista dei Paesi che di recente hanno denunciato lo spionaggio cinese include Norvegia, Germania, Lituania e Polonia. Le ultime due nazioni erano considerate particolarmente vicine alla Rpc, a causa dei vantaggi commerciali e degli investimenti disposti dal gigante asiatico (Reuters [8], 7 febbraio; The Baltic Times [9], 5 febbraio). Tuttavia, il governo lituano ha recentemente riconosciuto l’intelligence della Rpc come una minaccia e la Polonia ha preso provvedimenti per allontanare Pechino e allinearsi ancora di più a Washington (Eurasia Daily Monitor [10], 19 febbraio; China Brief [11], 15 febbraio).

Inoltre, gli Stati Uniti e Paesi alleati come il Regno Unito e l’Australia hanno intensificato anche i viaggi di navi e caccia a reazione per la “libertà di navigazione” nei pressi delle basi militari che l’Esercito popolare di liberazione (Pla) ha costruito su diversi isolotti del Mar Cinese meridionale. La sovranità di questi territori è rivendicata dai vicini Paesi dell’ASEAN (VOA [12], 9 gennaio; Oriental Daily [Hong Kong] [13], 3 ottobre 2018).

Tutto ciò contribuisce a diffondere nella leadership del Pcc la sensazione che la Cina si trovi di fronte ad un ambiente internazionale ostile. Tuttavia, mentre questi eventi hanno un impatto negativo sugli interessi cinesi in sicurezza e sviluppo, solo a malapena potrebbero contare come incidenti “cigno nero” o “rinoceronti grigi”. Sono più come elefanti nella stanza, che hanno suscitato l’attenzione degli esperti di sicurezza di Pechino per diversi anni o più. Una politica di contenimento diretta contro la Cina – presumibilmente guidata da Washington e seguita dagli alleati degli americani – è stata un tema coerente della politica estera Usa, almeno dall’amministrazione di George W. Bush in poi. Inoltre, negli ultimi anni la sovranità di Pechino sul Mar Cinese meridionale è stata messa in discussione di frequente.

“Cigni neri” e “rinoceronti grigi” sul fronte interno

Il vero significato dietro l’avvertimento di Xi su “cigni neri” e “rinoceronti grigi” si trova negli affari interni della Cina. Dal 2012, la leadership del Pcc ha dedicato enormi risorse alla prevenzione delle perturbazioni alla stabilità politica che emergono dalle cosiddette “cinque nuove categorie nere” (xin heiwulei, 新 黑 物 类): avvocati per i diritti umani; chiese sotterranee; dissidenti; prominenti commentatori su Internet; e membri di settori svantaggiati nella società (Apple Daily [Hong Kong] [14], 5 agosto 2012; Deutche Welle Chinese [15], 2 agosto 2012). Tuttavia, Xi ei suoi migliori aiutanti sono sempre più concentrati anche sui rischi politici ed ideologici, in particolare l’instabilità derivante dall’insoddisfazione nei confronti del “cuore della leadership” e del suo sempre più pronunciato abbraccio al maoismo (China Brief [16], 4 dicembre 2018). Xi, che l’anno scorso ha cambiato la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese per permettersi di governare a vita, è spaventato dalle minacce alla sua stessa autorità. Come ha fatto notare il noto commentatore politico Li Datong, la sicurezza del regime è un’ossessione per Xi: “Loro [Xi ei suoi compari] vedono i rischi della ribellione… mentre l’economia peggiora, le persone di tutte le sfere della società possono diventare oppositori [dell’amministrazione]” (Guardian [17], 22 gennaio).

La prova che i pericoli temuti da Xi provengono dall’interno della Cina si possono trovare nel suo discorso del 21 gennaio, in cui ha affermato che il Pcc si trova di fronte a “sette grandi rischi, inclusi [fattori relativi alla] politica, ideologia, economia, tecnologia, società, ambiente esterno e costruzione del partito” (Gov.cn [18], 21 gennaio). La paranoia di Xi sull’impatto sovversivo degli intellettuali dissidenti, degli attivisti delle Ong e dei membri delle chiese domestiche è dimostrata anche dal fatto che, quattro giorni dopo il suo discorso alla Scp, ha tenuto una “sessione di studio” del Politburo nei locali del “Quotidiano del popolo”. Xi, che dirige la Commissione centrale del Pcc sugli affari del ciberspazio, ha detto che il partito deve stringere il controllo su Internet, diventato forse l’arma più potente degli oppositori del regime. Ha invitato i quadri che si occupano di ideologia e media a garantire che “tutto il popolo sia unito in modo saldo da ideali, credenze, valori, concetti e principi morali” (China News Service [19], 26 gennaio; Xinhua [20], 25 gennaio). Commentando il discorso di Xi alla Scp, Xia Kedao, noto commentatore di People’s Daily Overseas Edition, ha spiegato che “la lotta ideologica al momento attuale ha luogo soprattutto su Internet, i cui utenti principali sono i giovani”. Xia ha inoltre affermato che “molte forze esterne alla Cina stanno usando la Rete per coltivare simpatizzanti dei loro sistemi di valori, e persino avversari e sovvertitori dell’attuale amministrazione” (V.China.com.cn [21], 27 gennaio).

Ironia della sorte, il fenomeno dei presunti elementi problematici come le “nuove categorie nere”, che minano la stabilità politica, appartiene alla categoria dei “rinoceronti grigi” – in gran parte perché il sempre attivo, multidimensionale apparato dello Stato di polizia di Xi è riuscito con notevole successo a controllare la ribellione (China Brief [22], 21 luglio 2017). Ecco perché la dirigenza del Pcc ha tenuto in gennaio un numero straordinariamente ampio di incontri orientati ad avvertire i quadri – in particolare quelli incaricati della sicurezza interna, dell’ideologia e dei dipartimenti di propaganda – di non abbassare la guardia. Per esempio, il 16 gennaio Xi ha convocato un incontro nazionale sul tema del rafforzamento dell’apparato zhengfa (“politico e legale”). Funzionari che lavorano nelle forze di polizia locali, il ministero della Pubblica Sicurezza, il ministero della Sicurezza dello Stato, la Corte suprema del popolo e la Procura suprema del popolo sono stati tutti incaricati di “essere coraggiosi nell’assumersi responsabilità, diligenti nella riforma e innovazione [così da] svolgere bene il compito di salvaguardare la sicurezza politica della nazione e proteggere la stabilità sociale complessiva” (People’s Daily [23], 16 gennaio; Xinhua [24], 15 gennaio).

La più importante paura di Xi sembra essere una mutazione qualitativa nella natura della resistenza popolare al regime autoritario che guida – cambiamento che potrebbe spianare la strada ad un “cigno nero”. Le preoccupazioni del presidente sono state rivelate in una riunione di polizia tra alti funzionari nazionali e regionali, convocata il 24 gennaio dal membro del Politburo Zhao Kezhi, che funge anche da ministro della Pubblica sicurezza e capo della Commissione politico-legale centrale. Mentre questa conferenza dei migliori poliziotti è stata in gran parte chiamata a dar seguito alle istruzioni date da Xi nella conferenza sullo zhengfa nove giorni prima, Zhao ha rivelato l’ansia profonda tra i massimi dirigenti per l’eventuale scoppio di una “rivoluzione colorata” (yanse geming, 颜色 革命). Questo termine si riferisce alla serie di “rivoluzioni” democratiche che hanno avuto luogo a metà degli anni 2000 negli Stati dell’ex Unione Sovietica (tra cui la Georgia, l’Ucraina e il Kyrgyzstan), nonché alla Primavera araba dei primi anni del 2010. L’interpretazione comune del Pcc è che questi sviluppi catastrofici si sono verificati a causa della collusione delle forze di dissidenti filo-occidentali in questi Paesi con “infiltrazioni ideologiche” e assistenza materiale americane (Qstheory.cn [25], 17 gennaio 2016; Xinhua [26], 10 ottobre 2015).

Mentre durante gli ultimi 10 anni nei media ufficiali della Rpc vi sono stati ripetuti riferimenti allo spettro di una rivoluzione colorata, questa è la prima volta da quando Xi è salito al potere nel 2012 che il possibile crollo, attraverso una yanse geming, del regime del Pcc viene sollevato ai più alti livelli. In risposta alla richiesta di Xi, che i funzionari di polizia aumentino la loro diffidenza verso eventualità anche improbabili, Zhao ha osservato alla conferenza che “l’intera saggezza e l’intero potere della polizia devono concentrarsi sulla prevenzione e la lotta alle ‘rivoluzioni colorate’”. Ha inoltre aggiunto: “Dobbiamo combattere bene la battaglia per la gestione della sicurezza pubblica… Dobbiamo combattere in modo risoluto la generale battaglia del fangkong [“prevenzione e controllo”] degli [sconvolgimenti] sociali” (MPS.gov.cn [27], 15 gennaio).

Cercare di rafforzare la lealtà verso il “cuore” del Pcc

Come con altre grida di battaglia lanciate da Xi, l’aspirante presidente a vita non ha offerto soluzioni chiare per i problemi sociali, politici ed economici che affliggono la nazione. Come ha sottolineato lo storico veterano Zhang Lifan, “le curve [statistiche] relative alla politica, all’economia e ai sentimenti sociali hanno raggiunto il punto di rottura”. Tuttavia, non è casuale neppure che l’invito a sostenere la stabilità, che Xi ha rivolto quadri del Pcc, sia collegato ad una richiesta di estrema lealtà allo stesso Xi: come Zhang ha ulteriormente osservato, “da un lato, il senso di crisi nel Partito comunista è aumentato dalle circostanze di forza maggiore; dall’altro, Xi Jinping ha approfittato della crisi per continuare ad incrementare il suo potere” (Radio Free Asia [28], 23 gennaio).

All’incontro presso la Scp, Xi ha esortato tutti i quadri a rafforzare la loro “quadruplice coscienza” (si ge yishi, 四个 意识): coscienza politica, consapevolezza del grande scenario di dominio del Partito, consapevolezza nel seguire le istruzioni impartite dal “cuore” della leadership e la consapevolezza di condividere con essa la stessa visione. Inoltre, ha insegnato Xi, i membri del partito devono “in modo consapevole restare nel più alto livello di unità con lo zhongyang [cioè, autorità centrali] del Partito, in pensieri, politica e azione” (People’s Daily [2], 22 gennaio). Poiché Xi ha dichiarato di essere il “cuore” del partito, professare la fedeltà al cuore e allo zhongyang significa in realtà dichiarare lealtà imperitura a Xi stesso.

Come se il potere incontrastato di Xi non fosse già evidente a tutti, in un incontro del 25 gennaio il Politburo ha approvato tre regolamenti sulla “costruzione del partito”, i cui temi riguardano ancora il rafforzamento dell’autorità decisionale dello zhongyang. Ad esempio, il “Regolamento sulla richiesta di autorizzazione e deposito dei rapporti sui principali problemi del Pcc” significa semplicemente che nessuna nuova politica può essere concepita o attuata senza l’imprimatur di Xi (Xinhua [29], 25 gennaio). Come il capo della polizia Zhao Kezhi ha chiarito durante l’incontro nazionale dei più alti ufficiali della forza, “dobbiamo rafforzare incessantemente la nostra lealtà verso il cuore… e restare ad un elevato livello di unità con lo zhongyang del Partito, con il compagno Xi Jinping come cuore” (MPS.gov.cn [27], 15 gennaio).

Mentre il mondo osserva con ansia la serie di crisi che si sta aprendo in Cina, vengono poste ulteriori domande sul fatto che il semplice rafforzamento della lealtà verso la leadership più alta possa risolvere in modo efficace i problemi del Paese. Finché questi problemi persistono, Xi ed altri leader nei vertici del Pcc continueranno a tener d’occhio nervosamente la possibile comparsa di quelle bestie misteriose e terrificanti conosciute come “cigni neri” e “rinoceronti grigi”.

Fonte:Asianews,23/02/2019

English article,Asianews:

Caught between ‘black swans’ and ‘gray rhinos’, Xi Jinping fears Instability and dissent [30]