Indossa una giacca con scritto ‘Tibet’: un americano arrestato in Nepal

Un cittadino americano di origine tibetana e il suo amico canadese sono stati arrestati dalla polizia nepalese perché indossavano una giacca con le parole “Tibet team” (squadra del Tibet) sulla schiena. Ngodup Tsering, residente nel Minnesota, e il suo amico stavano visitando il tempio Swayambhunath, a Kathmandu, lo scorso 19 marzo quando 15 poliziotti nepalesi armati di fucili li hanno fermati.

“Uno dei poliziotti mi ha chiesto di leggere ciò che era scritto sulla mia giacca. Era una giacca sportiva con le parole Tibet team scritte sulla schiena”, ha detto Ngodup. Allora senza ulteriori spiegazioni a Ngodup è stato ordinato di togliere la giacca e i due sono stati scortati portati alla stazione di polizia. Ngodup ha subito detto agli agenti di aver comprato la giacca negli Stati Uniti. La polizia li ha arrestati per le parole stampate sulla giacca sono considerate illegali in Nepal. La diretta influenza della Cina nell’inasprimento della posizione nepalese contro i tibetani è stata chiarita quando l’ufficiale ha detto a Ngodup che “hanno ordini diretti dalla Cina”.

L’ambasciata americana ha provato a chiamare la stazione di polizia ben 9 volte per ricevere informazioni sull’arresto prima che i due venissero rilasciati. La giacca non è mai stata restituita al legittimo proprietario.

Secondo l’antropologa Carole McGranahan dell’Università del Colorado, “questo è il periodo peggiore per i rifugiati tibetani in Nepal. Nel caos politico dopo la fine della guerra civile nel 2006, i governi successivi si avvicinavano alla Repubblica popolare cinese con chiare ripercussioni per la comunità tibetana. L’arresto e la detenzione di un cittadino degli Stati Uniti perché indossava abiti con la parola ‘Tibet’ rivela ciò che i tibetani in Nepal sanno già da tempo: l’influenza della Cina è aumentata esponenzialmente negli ultimi dieci anni”.

Il Nepal, patria di circa 20.000 tibetani, ha ospitato gli esuli per decenni, ma è stato messo sotto crescente pressione dalla Cina, uno dei principali fornitori del paese ormai ridotto in povertà, per reprimere le proteste politiche.

Fonte: globalist.it

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