In Tibet “è in atto un genocidio culturale”

Le autorità cinesi “stanno commettendo un genocidio culturale” in Tibet tramite politiche che gettano i presupposti per la completa, sistematica distruzione del popolo tibetano. Lo scrive in un lungo rapporto l’International Campaign for Tibet (Ict), una organizzazione non governativa che monitora la situazione della regione. Nel testo gli autori chiedono alla comunità internazionale di “agire con rapidità” per interrompere la repressione in atto. Le restrizioni cinesi comprendono il divieto di insegnare la lingua e la religione tibetana; l’imposizione di politiche di sviluppo inappropriate, tutte a favore dell’etnia han e attacchi continuati e di diverso tipo all’elite culturale e intellettuale del Tibet. Secondo il testo – intitolato “Sessant’anni di dominio cinese: verso il genocidio culturale in Tibet” – i tibetani “sono sottoposti a discriminazioni continue a causa della loro etnia, religione e credo politico”. A sostegno delle proprie tesi, gli autori citano il rapporto pubblicato nei primi anni Sessanta del secolo scorso dalla Commissione internazionale dei giuristi, un gruppo di eminenti avvocati e giudici con base a Ginevra, che analizzarono il Tibet post-invasione da parte dell’Esercito di liberazione popolare. I giuristi scrissero all’epoca che “i comunisti mettono in atto in Tibet degli atti di genocidio, nel tentativo di distruggere i tibetani come gruppo religioso”. Il più importante (e pericoloso) tentativo di distruzione della cultura tibetana operato da Pechino riguarda la distruzione del buddismo locale, guidato dal Dalai Lama. Secondo la tradizione, esiste una linea politico-religiosa ininterrotta da 5 secoli in cui si alternano il Dalai Lama (la figura più importante del buddismo della sciarpa gialla) e il Panchen Lama, suo consigliere e tutore. La Cina ha rapito nel 1995 Gedhun Choekyi, il Panchen Lama riconosciuto dal Dalai, e lo ha rimpiazzato con Gyaincain Norbu, un proprio burattino. A tre giorni dal compleanno del vero Panchen Lama, che ha compiuto 23 anni e vive sin dal rapimento in una località segreta, Norbu è stato inviato dalle autorità comuniste a Hong Kong per partecipare al Forum mondiale del buddismo. È la prima volta che il giovane, molto contestato dai fedeli, si sposta dalla Cina continentale. Il suo intervento al Forum è stato incentrato sulla “armonia nella società”, ovvero il leitmotiv del presidente comunista Hu Jintao.

Fonte: Asia News, 27 aprile 2012

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