In segreto e poi in pubblico si apre il processo contro Wang Lijun

Si è aperto oggi il processo pubblico contro Wang Lijun, l’ex capo della polizia di Chongqing che ha scatenato il più grave scandalo nella leadership cinese dai tempi della banda dei Quattro. Con la sua fuga al consolato Usa di Chengdu, lo scorso febbraio, egli ha causato la caduta di Bo Xilai, promettente leader del Politburo, e la condanna a morte della moglie di Bo, Gu Kailai. Il processo era stato fissato oggi, ma senza preavviso, è stato in realtà aperto ieri  in segreto. Ieri egli doveva rispondere di due delle quattro accuse a lui contestate, quella di fuga e di abuso di potere. Oggi, invece, deve essere giudicato per corruzione e per aver “piegato la legge a fini egoistici”. Ma anche questa sessione non è proprio “pubblica” perché ai giornalisti è proibita l’entrata. È probabile che il processo si concluda oggi stesso, dato che la leadership vuole gettarsi alle spalle il caso e prepararsi al Congresso del Partito in programma nelle prossime settimane. IL Congresso prevede un rimescolamento dei posti più alti nel Politburo, a cui Bo Xilai aspirava e da cui è stato bloccato proprio a causa dello scandalo innescato da Wang. Wang Lijun è stato il braccio destro di Bo a Chongqing, esecutore della sua politica populista e nemica della corruzione. Nell’operazione “colpisci nero [cioè al buio, senza guardare in faccia nessuno]”, Wang ha arrestato fino a oltre 1500 persone, fra cui capi delle mafie locali e membri del Partito. In febbraio egli si è rifugiato nel consolato degli Stati Uniti a Chengdu, temendo per la sua vita, dopo aver scoperto che la moglie di Bo, Gu Kailai, aveva ucciso il faccendiere britannico Neil Heywood, un tempo amico di Bo. Wang è stato stanato dalla polizia cinese, portato a Pechino e messo sotto arresto. In un incontro dei leader del Partito è stato accusato di essere un “traditore”. In effetti, molti pensano che se Wang non avesse rivelato al personale del consolato Usa la vicenda di Gu e di Bo, forse il Partito non avrebbe agito con la stessa fermezza che sta usando contro la coppia un tempo potentissima. Le sue rivelazioni manifestano al pubblico la corruzione all’interno del Partito e gli intrecci di affari, delinquenza e impunibilità tipici degli alti membri del potere. La sua vicenda mette in luce anche le divisioni e le inimicizie all’interno della leadership, visto che per salvarsi egli ha pensato di mettersi sotto la protezione di uno Stato straniero. Fino ad ora, nel processo contro Gu, contro quattro capi di polizia e contro Wang non si è fatto il nome di Bo Xilai che è stato dimissionato da capo di Chongqing e accusato di “violazioni contro la disciplina del Partito”. Ma secondo osservatori, ci si sta preparando alla sua espulsione dall’Assemblea nazionale del popolo e dal Partito. La sua sorte è legata alla ricerca di un consenso nella cupola del potere  sul modo in cui trattarlo. Nel Politburo si combattono  il gruppo legato al presidente Hu Jintao, quello dei “principini”, a cui appartiene Bo, e quello della “cricca di Shanghai”, manovrato ancora dall’ex presidente Jiang Zemin. Raggiunto l’accordo su cosa fare di Bo, si fisserà la data del Congresso.

Fonte: Asia News, 18 settembre 2012

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