In Marcia per Chen Guangcheng, la sua famiglia e tutti i milioni di bambini vittime degli aborti forzati in Cina

Chen Guangcheng sembra essere al sicuro nell’Ambasciata USA a Pechino ma la sua famiglia è ancora in pericolo. Il cugino di Chen Guangcheng, il suo nipote (Chen Kegui), suo fratello (Chen Guangfu) He Peirong e Guo Yushan (che hanno aiutato Guangcheng a fuggire) sono stati arrestati. In questo contesto non dobbiamo dimenticare il motivo per cui è stato arrestato: nel 2006 Chen ha denunciato il Governo Cinese per il sistematico e massiccio uso di sterilizzazioni ed aborti forzati. Secondo il Time Magazine del 12.9.05 e The Independent del 21.9.2005, nella citta’ Linyi della stessa provincia migliaia di donne sono state costrette ad abortire dal marzo al luglio del 2005. Almeno 160 di queste giovani donne sono state costrette ad abortire all’ottavo o al nono mese di gravidanza. Per aver denunciato questi crimini Chen Guangcheng e’ stato detenuto per quattro anni e tre mesi in un Laogai (www.laogai.it) e costretto agli arresti domiciliari dal settembre del 2010. Da allora ha subito soprusi e violenze: le finestre della sua abitazione sono state sigillate con lastre di metallo, libri, TV e computer sono stati sequestrati, il bastone per ciechi di Chen rubato, così come i giocattoli della sua bambina. La polizia, inoltre, ha impedito alla famiglia di Chen persino di acquistare generi alimentari di prima necessità. Alla sua bambina di 6 anni finora è stato impedito di frequentare la scuola regolarmente. Il figlio più grande vive già con dei parenti: quando ha lasciato la casa dei genitori l’hanno spogliato nudo per perquisirlo. Nel Febbraio di quest’anno una decina di uomini sono entrati nella sua casa, hanno coperto la moglie con delle coperte e l’hanno picchiata a lungo. La stessa sorte è toccata a Guangcheng. I malviventi guidati dal capo del Partito Comunista locale, Zhang Jian  hanno impedito alla coppia di recarsi in Ospedale.  Le cose non sono migliorate in Linyi dal 2005. Nel mese di Marzo di quest’anno, una donna in Linyi è stato forzatamente costretta all’aborto al nono mese di gravidanza (http://bbs.chinadaily.com.cn/thread-739999-1-1.html). Nell’articolo si vede una foto del suo bambino morto che galleggia in un secchio d’acqua. Nell’aprile del 2011, funzionari della pianificazione familiare hanno accoltellato a morte un uomo quando tentava di aiutare la sorella costretta ad una sterilizzazione forzata (http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/blog/?p=147).  Nell’Ottobre del 2011, una donna, incinta di sei mesi, è morta durante un aborto forzato sempre nella Provincia dello Shandong (http://www.womensrightswithoutfrontiers.org/blog/?p=429)

Domenica 13 Maggio, la Laogai Research Foundation marcerà, all’interno della Marcia per la Vita (www.marciaperlavita.it), dal Colosseo a Castel Sant’Angelo, partenza alle 9,00, per Chen Guangcheng, la sua famiglia e tutte le vittime degli aborti forzati in Cina.

Toni Brandi

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