In Italia altri 25mila come Anne Ye la bambina cinese soffocata dagli acidi

È morta bruciata e soffocata dall’acido, in mezzo a centinaia di tomaie che la fabbrichetta clandestina preparava per rivenderle alle industrie della zona. La sorte è stata ingrata per la piccola Anni Ye, cinesina prodigio di appena undici anni: ammazzata dal solvente usato per trattare le scarpe in quel tugurio di Corridonia, nelle Marche, dove il padre la portava ogni pomeriggio, dopo la scuola. Destino beffardo e crudele: a un tiro di schioppo dal casolare trasformato il fabbrica lager, c’è la bellissima abbazia romanica di San Claudio e c’è la grande villa di Diego Della Valle, re delle Tod’s, le celebri scarpe col gommino, e c’è il grande spaccio aziendale che ogni week end viene preso d’assalto da torme di consumatori alla caccia del capo firmato e del prezzo scontato. Forse dal tugurio dei cinesi le tomaie finivano alle grandi griffe che nel Maceratese abbondano come funghi: Paciotti, Nero Giardini, Hogan, Prada , Hugo Boss, Nero Giardini, Geox , Bikkembergs. Schiavi delle griffe Un popolo invisibile, quello dei lavoratori cinesi, fatto pure di bambini come Anni Ye. Turni di lavoro di sedici ore e paga in base ai pezzi prodotti, pochi centesimi di euro mentre il prodotto finito farà bella mostra nelle vetrine di via Condotti a Roma e via Montenapoleone a Milano. Con prezzi da tre a quattro cifre. Abitano nelle Marche ma è come se fossero nei laboratori di Tianjin, Shenzhen, Xiamen: quel che sta fuori non conta niente.

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