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In Cina si uccidono bambini come in Siria

Gli aborti forzati che vengono praticati in Cina in nome della legge sul figlio unico “sono come l’assassinio di donne e bambini che avvengono in Siria”: è il commento di un internauta alla diffusione della notizia e della terribile foto di una donna cinese costretta ad abortire al settimo mese e ritratta con il piccolo ucciso al suo fianco sul letto dell’ospedale. La storia è stata pubblicata da AsiaNews due giorni fa. Da allora internet in Cina è pieno di commenti infuocati contro le autorità del family planning nello Shaanxi, tanto che esse hanno aperto un’inchiesta per verificare se nel caso che si dibatte vi è stato aborto forzato. In Cina la legge sul figlio unico [1], in vigore dalla fine degli anni ’70, è stata sempre applicata con violenza, ma negli ultimi anni il governo ha promesso di non usare metodi coercitivi. In teoria l’aborto forzato è proibito, ma le cronache abbondano di notizie su aborti e sterilizzazioni forzate. Molto spesso gli impiegati per il controllo sulla popolazione si lasciano corrompere facendo pagare multe elevate a loro piacimento. Secondo gruppi per i diritti umani, Feng Jianmei, una donna di 22 anni della cittadina di Zengjia (v. foto), è stata rapita da impiegati del Family planning e tenuta per tre giorni in ospedale, dove le è stato praticato l’aborto al settimo mese di gravidanza, contro il suo volere. Lei e suo marito Deng Jiyuan hanno già una bambina di cinque anni. Al momento del rapimento, Deng stava lavorando nella Mongolia interna. Le autorità gli hanno telefonato mettendolo davanti alla scelta: o pagare 40mila yuan di multa (tassa per il secondo figlio), o “scegliere” di abortire. Deng ha fatto notare che la somma richiesta è “più di quattro anni del mio salario” ed era impossibile raccoglierla. Non potendo pagare, gli impiegati del controllo sulla popolazione hanno proceduto a fare un’iniezione a Feng e l’hanno fatta abortire. Secondo le autorità, Feng ha acconsentito all’aborto. Per il marito, sua moglie è stata costretta a mettere la sua impronta digitale sul foglio medico: il suo “consenso” è stato estorto. Per questo, con alcuni avvocati sta pensando di citare in tribunale le autorità del family planning.

Fonte: Asia News, 14 giugno 2012