In Cina si passa dal deplorevole al ridicolo

John Nania, Epoch Times, 04.08.2014
La scorsa settimana in Cina due società americane (tra cui Microsoft) sono state messe sotto i riflettori ed etichettate come criminali o quantomeno riprovevoli.
La Osi Group era imbarazzata dalla notizia che la sua società affiliata cinese avesse fornito carne scaduta (o anche peggio) ai ristoranti di una famosa catena, mentre Microsoft è accusata di pratiche monopolistiche inerenti al suo software Windows.
Questi due eventi separati, apparentemente non collegati, gettano luce su un modello.

Nella foto: 28 luglio 2014, l’amministratore delegato del ‘Gruppo Osi’ Sheldon Lavin (D) e il presidente David McDonald (S) hanno partecipato a una conferenza stampa in riferimento al recente scandalo di Shanghai sulla carne scaduta. (Johannes Eisele/AFP/Getty Images)

È un modello di avide imprese americane che speculano su un mercato estero emergente? O un modello di una cultura cinese smarrita?
Le aziende fanno business al fine di realizzare un profitto e le grandi imprese americane – come così come quelle di ogni Paese – hanno sbavato per anni sulla Cina, ‘il più grande mercato del mondo!’ E così vanno in Cina per collaborare con aziende del luogo, passando, cappello in mano, sotto le forche caudine della burocrazia e spesso contorcendosi, correndo dietro a quel profitto che potrà o meno mai arrivare.

Ci sono innumerevoli storie di imprenditori stranieri che sono entrati in Cina per poi andarsene dopo aver perso i loro investimenti – a volte dopo essere stati spellati dai loro partner nazionali. Per le imprese straniere c’è scarsa tutela giuridica e a ogni angolo ci sono potenziali trabocchetti. Ci possono essere abbondanti normative, ma molte di queste vengono onorate solo nella violazione. La corruzione è all’ordine del giorno e l’attuale rastrellamento dei funzionari corrotti sta toccando solo la punta dell’iceberg.

Agli aeroporti per quelle aziende che cercano di arricchirsi rapidamente in Cina ci dovrebbe essere un cartello gigante con scritto ‘caveat emptor’ (‘stia in guardia il compratore’). Probabilmente queste due società americane sono colpevoli proprio di essere state accecate dalla prospettiva di profitti in grande abbondanza. Ma sono ancora più colpevoli di non comprendere l’orientamento della Cina del ventunesimo secolo.

CIÒ CHE È DEPLOREVOLE

Il consiglio di amministrazione della Osi e i dirigenti non avendo notato il cartello ‘caveat emptor’ al loro arrivo, sono rimasti mortificati dalla scoperta che la Shanghai Husi Food Co, sua società affiliata, riforniva di carne avariata i suoi clienti. Secondo quanto riporta Associated Press, il presidente della Osi David G. McDonald ha detto in una conferenza stampa:

«La nostra indagine ha rilevato dei problemi assolutamente incompatibili con i nostri requisiti aziendali che sono orientati verso i più alti standard e processi e le più elevate politiche. Il perché questi eventi si sono verificati, a causa di chi e per quali ragioni hanno avuto luogo, non riusciamo semplicemente a comprenderlo».

In effetti se non si comprendono le forti tendenze della cultura nella quale si sta operando, capiterà di rimanere delusi e frastornati.
Quel giorno il titolare e amministratore delegato della Osi Sheldon Lavin ha illustrato la questione in un modo ancor più chiaro: «Questi eventi semplicemente non rappresentano i valori che io e la mia compagnia sosteniamo».

I valori predominanti nella cultura cinese di oggi sono quelli che sono stati rimpinzati nelle gole dei cinesi dal Partito Comunista che governa dal 1949, e questi sono l’antitesi di quei valori tradizionali cinesi quali l’onestà e la virtù.

Un regime che ha ingannato e perseguitato la sua gente in una miriade di modi – come il ‘Grande balzo in avanti’ che ha causato la fame di massa, o la Rivoluzione Culturale che mentre distruggeva la cultura della Cina terrorizzava la popolazione, o il massacro di piazza Tiananmen, che ha portato all’uccisione di migliaia dei più convinti giovani cinesi idealisti, o la persecuzione del Falun Gong, che tortura le persone per il loro credo nella verità, nella compassione e nella tolleranza – sta raccogliendo ciò che ha seminato.

CIÒ CHE È RIDICOLO

Nel frattempo lunedì scorso i funzionari del regime hanno portato via documenti e computer da quattro uffici della Microsoft. Il titolo dell’edizione del mercoledì del China Daily, portavoce del regime comunista in lingua inglese, recitava: «L’agenzia cinese dell’antitrust indaga la Microsoft».

Cnet ha scritto: «La nuova indagine antitrust della Cina potrebbe essere incentrata sul’commercio sleale’, che include questioni quali l’abuso del dominio del mercato e il monopolio del prezzo».
Sembra terribile, non è vero? – la grande e cattiva Microsoft che spreme il mercato cinese e si approfitta dei consumatori cinesi per accumulare grandi profitti con il suo monopolio nell’area dei software dei sistemi operativi.

L’abbiamo sempre saputo! O meglio, lo sapevamo?

Si consideri che la Microsoft ha sostenuto per anni, e alcuni calcoli indipendenti lo confermano, che la maggior parte delle copie del suo software in Cina sono illegali. Nel gennaio 2011 l’amministratore delegato della Microsoft Steve Ballmer aveva detto al leader cinese Hu Jintao e al presidente degli Usa Barack Obama che in Cina nove copie su dieci di Windows erano contraffatte.

In altre parole la maggior parte delle copie di Windows a quel tempo in esecuzione sui computer cinesi erano illegali, come sicuramente lo sono adesso.

Quindi come può il regime venirsene fuori e accusare la Microsoft di ‘commercio sleale’ quando sono i prodotti della Microsoft a essere stati trafugati? È razionale accusare una società di trarre profitto da un monopolio quando la maggior parte dei suoi prodotti che costituiscono il presunto mercato di monopolio non sono mai stati pagati dai consumatori?

Microsoft stringerà i denti e coopererà con le autorità perché vorrà continuare a trarre il maggior profitto possibile dal ‘più grande mercato del mondo!’ Ma anche lei potrà rimanere sconcertata da quei valori palesati dalla Cina – non i valori della cultura tradizionale, ma quelli propagati dal regime rosso al potere.

John Nania è direttore dell’edizione inglese di Epoch Times.

I punti di vista espressi in questo articolo sono le opinioni dell’autore e non rispecchiano necessariamente il punto di vista di Epoch Times.

Fonte,Epoch Times,http://www.epochtimes.it/news/in-cina-si-passa-dal-deplorevole-al-ridicolo—126843

English version,click here:
From the Regrettable to the Ridiculous in China

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