In Cina la Grande marcia per la festa della primavera. Migrazione all’incontrario che si ripete ogni anno

È l’unico momento in cui si può vedere con un occhiata sola quanto sia grande e profonda la trasformazione della Cina di oggi e quanto essa pesi e peserà sul mondo. Privi di un Mosè che li guidi ma attraversando ogni giorno i flutti del Mar Rosso o la rabbia delle sabbie del deserto, senza un dio dall’alto che apra loro le onde o mandi la manna dal cielo, centinaia di milioni di emigranti attraversano il paese in lungo e in largo per tornare in questi giorni a casa, rientrare nelle campagne che hanno appena abbandonato. Da operai, muratori, impiegati, studenti, si ritrasformano tutti in figli di contadini. Rientrano per qualche giorno, per le vacanze della “festa della primavera”, nel ventre della Cina millenaria, quella con l’anima abbarbicata ai suoi campi di terra.

Un rito stagionale
È la più grande migrazione della storia dell’umanità e si ripete ogni anno con periodica puntualità, in un misto di organizzazione spontanea e programmazione dall’alto del potentissimo ministero delle Ferrovie, ultimo relitto amministrativo di una vecchia struttura leninista.
Questa gente è la carne da cannone dello sviluppo travolgente della Cina negli ultimi 30 anni. Sono i solerti volontari della prima linea della guerra di trincea del cambiamento senza eguali che sta rivoltando il paese molto più che un un calzino. Agli italiani cresciuti con negli occhi i bianco e nero strazianti di Rocco e i suoi fratelli, i milioni che si accalcano nelle stazioni accanto a treni e autobus, aggrappati a fagotti, a sacchi di tela colorati, con gli sguardi ansiosi, lucidi, tremanti, felici, rabbiosi, sembrano volti noti.
Hanno addosso il vestito occidentale a tre bottoni con ancora la marca cucita alla manica che hanno messo ieri per andare al cantiere insieme a un orgoglioso elmo di sicurezza di plastica. Per loro le città sono Disneyland, il parco delle meraviglie, la fantascienza in terra, labirinti dove ci si perde e non ci si ritrova. Il ritorno ai villaggi ancestrali è invece la vita vera, e coincide con un’esplosione di consumi. A casa bisogna portare regali, sigarette, cioccolate e caramelle per i bambini, grappe e liquori per i più vecchi, buste rosse piene di soldi per i parenti stretti.
È il momento in cui tutta la Cina, quella che è andata in città e quella che è restata in campagna, fa i conti davvero con lo sviluppo e i risultati economici ottenuti ogni anno. I regali, ogni volta di più, più grandi e opulenti, mostrano anche nelle campagne arretrate lo stato dell’economia nazionale. Il ritorno a casa diventa così quasi una grande operazione di propaganda politica, anche perché chi non ha soldi per i regali spesso piuttosto non torna, per paura di perdere la faccia con i compaesani, che in città si sono arricchiti. È in fondo per loro, e per questo momento spaventoso e magico di ricongiungimento familiare, che il governo da anni sta investendo in maniera massiccia nei trasporti e nelle infrastrutture.

Lo sforzo per le infrastrutture
Nel 2011 saranno investiti nelle ferrovie 700 miliardi di yuan, quasi 80 miliardi di euro, per costruire e modernizzare 7.935 chilometri di linee di trasporto e 6.211 chilometri di strade ferrate di servizio. L’anno scorso gli investimenti nelle rete ferroviaria sono stati di 823,5 miliardi di yuan. Inoltre dal 2006 al 2010 sono state costruite 639mila chilometri di strade con in più 33mila chilometri di autostrade, circa 30 volte la lunghezza dell’Italia.

La tutela degli anziani
Da quest’anno, quello del “coniglio”, la famiglia non sarà più un’opzione, affidata alla tradizione, ma un dovere legale. Il parlamento sta discutendo l’obbligo dei figli di prendersi cura dei genitori. Infatti l’emigrazione dalle zone arretrate dell’interno, le città enormi e divise dal traffico impossibile, i nuovi ritmi di lavoro più esigenti, i pochi bambini, stanno cambiando la vita degli anziani. Negli ultimi dieci anni sono triplicati i suicidi tra gli ultra 70enni, abbandonati dai figli. Nella festa della primavera i milioni che tornano a casa tornano spesso dai genitori, che incarnano, con la terra, la radice della cultura e della identità cinese: il capodanno è infine per loro.

Stanotte il via ai festeggiamenti
– La festa di primavera (Chunjie), o capodanno lunare, coincide con l’inizio dell’anno nuovo secondo il calendario cinese. Oltre che in Cina viene festeggiata in altri paesi del Medio Oriente, come Giappone, Vietnam, Corea, Mongolia, Nepal e Bhutan.
– La data viene stabilita in base al secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno. Quindi, sempre in relazione al calendario cinese, il primo giorno di festeggiamenti può variare di circa 29 giorni. In base al nostro calendario gregoriano, la festa di primavera può avere inizio dal 21 gennaio al 19 febbraio. Quest’anno, dedicato al Coniglio, il via ai festeggiamenti inizia questa notte. E feste e cortei si protrarranno per 15 giorni.
– Le origini del capodanno cinese si fanno risalire a un’antica leggenda. Si narra che un mostro chiamato Nian ogni dodici mesi uscisse dalla sua tana per nutrirsi di esseri umani. Unica arma per sopravvivere a questo tributo di sangue era colpirlo nei suoi punti deboli: i rumori assordanti e il colore rosso lo terrorizzavano facendolo tornare nella sua tana. Ecco perché ogni dodici mesi si festeggia l’anno nuovo con fuochi d’artificio, canti, danze e l’uso abbondante del colore rosso. Anche le lanterne che vengono appese fuori dalle porte sono infatti rosse. E i dragoni che sfilano numerosi per le strade potrebbero essere la rappresentazione del vecchio mostro sconfitto.
– La festa di primavera è fortemente sentita anche da tutte le comunità cinesi sparse per il mondo. Tra queste, anche quella numerosa presente in Italia si è preparata a vivere quindici giorni di feste e celebrazioni tradizionali. In particolare, quest’anno la ricorrenza del capodanno cinese assume nel nostro paese ancora più importanza dal momento che rientra all’interno del cosiddetto “anno culturale” della Cina.

Fonte: Il Sole 24 Ore, 2 febbraio 2011

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