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In Cina i persecutori diventano perseguitati. E chiedono aiuto agli avvocati delle loro stesse vittime

Leo Timm, Emiliano Serra, Epoch Times | 12/06/2015
Un anonimo avvocato cinese specializzato in diritti umani, da lungo tempo difensore dei prigionieri di coscienza del regime comunista, ha recentemente ricevuto numerose telefonate da parte di ex funzionari della sicurezza del regime cinese, che richiedono la sua assistenza legale in tribunale.

Nella foto: 25 Agosto 2013, città di Jinan, Cina. Alcuni poliziotti montano la guardia all’esterno della Corte Intermedia del Popolo di Jinan, durante il quarto giorno del processo all’ex politico cinese Bo Xilai. [1]

Nulla di strano, apparentemente. Ma considerando che si tratta di un regime come la dittatura comunista cinese – capace di perseguitare, per sedici anni, cento milioni di propri cittadini (torturandone e massacrandone a decine di migliaia) unicamente per motivi di credo spirituale – il fatto che un avvocato specializzato in diritti umani si veda richiedere la difesa in tribunale proprio da chi fino al giorno prima perseguitava sia lui che i suoi assistiti, è senz’altro qualcosa straordinario.

Sebbene i praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong (perseguitata, appunto, dal 1999 dalle autorità del regime) spesso fatichino a trovare qualcuno che li assista, un certo numero di avvocati per i diritti umani, solitamente a rischio di molestie e danni personali, hanno sempre prestato i loro servizi professionali e lottato per la giustizia.

Il Comitato per gli Affari politici e legali (Plac), noto per il suo ruolo nella persecuzione mortale del Falun Gong e diretto per anni dal neo-ergastolano Zhou Yongkang, è l’emblema di questo capovolgimento di fronte. Dal momento che migliaia di funzionari del governo cinese e del Partito Comunista, sono infatti alle prese con le accuse orwelliane mosse nei loro confronti in nome della lotta alla corruzione, molti personaggi che per anni hanno aiutato il regime a ‘mantenere la stabilità’, si ritrovano ora a essere bersagli proprio di questo genere di ‘mantenimento della stabilità’.

Per l’avvocato, che ha rilasciato un’intervista a Minghui.org [2] (un sito web gestito dai praticanti Falun Gong che documenta la persecuzione), assumere la difesa di impiegati statali non è una novità: l’avvocato – che per ovvi motivi preferisce restare anonimo – ha infatti raccontato di aver più volte difeso soldati e agenti di polizia in pensione, che agli occhi del regime cinese erano diventate persone scomode da eliminare. Adesso queste persone, che in un attimo si sono ritrovate  da carnefici a vittime, sottoscrivono petizioni e cercano di rimediare agli errori commessi.

Adesso, infatti, le chiamate che l’avvocato riceve provengono dal Plac, organizzazione dalla quale molti funzionari e agenti di polizia sono stati eliminati di recente. Quelle stesse persone che, quando presentava le istanze di revisione per i casi dei praticanti del Falun Gong, gli rendevano tutto a dir poco difficile (con interferenze di ogni tipo, quali minacce e stalking, fino ad arrivare alle percosse e all’arresto), adesso vengono a chiedergli di essere assistiti.

Una persona che conosce bene le avversità che l’avvocato ha dovuto affrontare in passato, parlando a Minghui ha ricordato come questi individui, quando erano al potere, fossero molto arroganti: ad esempio Wang Yaluo, ex guardiano del carcere Liming (nella provincia dello Heilongjiang) recentemente purgato, in precedenza aveva aggredito verbalmente l’avvocato solo perché stava cercando difendere i praticanti del Falun Gong. «Hai idea di quale tipo di problema sia il Falun Gong?» gli aveva urlato Wang. «È un conflitto tra noi stessi e i nostri nemici. Loro sono nemici di tutte le classi. Dovresti sapere bene quale sia la tua posizione».

Secondo quanto è emerso dalle indagini di ricercatori indipendenti, un numero imprecisato di praticanti del Falun Gong sono stati torturati a morte nelle carceri. Non solo: decine di migliaia di loro sono stati sottoposti al prelievo forzato degli organi. Ma il vero numero delle persone uccise rimane un mistero, considerato il livello di censura imposto dal Partito Comunista Cinese su questo genere di informazioni.

Tuttavia, negli ultimi anni, la verità su quelli che nel Plac e in altre agenzie hanno rivestito un ruolo importante nella persecuzione, ha cominciato a diventare più chiara. A partire da Zhou Yongkang, ex direttore del Plac, che dopo essere stato purgato è stato addirittura condannato all’ergastolo.

E persino Jiang Zemin (che a suo tempo aveva conferito l’incarico al neo-ergastolano Zhou Yongkang), l’ex segretario generale del Partito Comunista e il primo responsabile di aver deciso e iniziato, nel 1999, la campagna per distruggere il Falun Gong, sta perdendo terreno: l’attuale campagna anti-corruzione messa in atto dal segretario generale Xi Jinping, sta infatti decimando i suoi alleati nel Partito.

Un segnale del crollo della posizione di Jiang Zemin è dato anche dal fatto che – secondo Minghui – i praticanti del Falun Gong in Cina siano riusciti a presentare almeno settanta denunce penali contro l’ex dittatore.

In tutto questo, l’anonimo avvocato ha dichiarato a Minghui che, nonostante sappia bene che «Quando erano in carica, [i funzionari del Plac, ndr] si siano resi responsabili di molti casi di ingiustizia», adesso è comunque disposto a rappresentarli. «Adesso, mi sento semplicemente sopraffatto» ha commentato il legale.

Fonte,Epoch Times-http://epochtimes.it/n2/news/in-cina-i-persecutori-diventano-perseguitati-e-chiedono-aiuto-agli-avvocati-dello-loro-stesse-vittime-1607.html

Articolo in inglese: