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In Cina crescita economica e corruzione vanno di pari passo: +2,5% delle tangenti

È indubbio che la Cina sia l’economia emergente che presenta le prospettive di crescita più interessanti: ma è altrettanto indubbio che tale crescita è accompagnata da altri fenomeni che offuscano un po’ il mito di questa ripresa economica.

Una testimonianza chiara in questo senso ci viene fornita dall’Osservatorio cinese anti-corruzione, il quale ha fatto sapere che nel solo 2009 ben 106.000 ufficiali di governo sono stati ritenuti colpevoli di tale reato, provocando un aumento del 2,5% rispetto a un anno prima. C’è da preoccuparsi per questo incremento di mazzette e bustarelle? Il giro d’affari nell’ex impero celeste è superiore a un milione di yuan (160.000 euro) e anche in questo caso è stato registrato un aumento annuale di 19 punti percentuali. Il governo della nazione asiatica ha annunciato che la supervisione del problema è stata notevolmente migliorata e perfezionata, ma rimane un dato di fatto che la corruzione sia considerata la principale questione da affrontare nel paese, molto più dell’inquinamento e della pirateria commerciale.

Comunque, è molto diffuso un forte sentimento di avversità nei confronti dello stile di vita ostentato da molti esponenti del Partito Comunista; chi si trova a contatto ogni giorno con la vita in Cina, è concorde nell’affermare che sia stata proprio l’assenza di un controllo indipendente da parte dei leader di governo ad accentuare e incrementare il fenomeno della corruzione. I risultati di una inchiesta condotta dal quotidiano China Daily sono davvero emblematici: quasi il 60% dei cittadini interpellati ha dichiarato di ritenere la corruzione il principale danno per la reputazione all’estero della Cina, superando di gran lunga, in una classifica ideale, le questioni legate all’ambiente e la contraffazione dei prodotti. A Pechino l’osservatorio che vigila sul problema è la Central Commission for Discipline Inspection del Partito Comunista.

Proprio nel corso di questa settimana è stato annunciato che il bersaglio per questo 2010 saranno i dirigenti corrotti delle compagnie di proprietà statale, anche se bisogna notare che un numero sempre maggiore di questi soggetti è già stato indagato o giudicato colpevole per aver intascato tangenti o aver effettuato altri atti illegali, come la falsificazione dei bilanci aziendali. Uno dei casi che ha maggiormente attirato l’attenzione lo scorso anno è stato quello relativo a Chen Tonghai, ex guida del gigante petrolifero Sinopec, il quale è stato addirittura condannato a morte per aver intascato tangenti per 30 milioni di dollari; la sentenza è momentaneamente sospesa e attende di essere riesaminata fra due anni, ma ciò vuol dire che al massimo la pena verrà ridotta al carcere a vita.

C’è forse bisogno di sanzioni così severe e pesanti per risolvere un problema ben radicato? A giudicare dagli ultimi dati sembra proprio di no, anzi la corruzione continua a salire, anche se a ritmi modesti, ma una crescita vi è comunque stata; sarebbe forse necessario, come hanno osservato molti analisti, potenziare il sistema di monitoraggio da parte del governo, soprattutto in relazione alle corporazioni statali, perché è proprio in queste falle che la corruzione si annida e trova terreno fertile per espandersi.

Simone Ricci

Fonte: Periodico Italiano, 10 gennaio 2010