In Cina aumentano depressione e malattie mentali anche fra i funzionari del partito

Il governo cinese introduce un test psicologico nelle procedure di selezione dei dirigenti governativi e delle industrie di Stato per fermare i frequenti casi di suicidi.

In Cina gli “ankang”, cioè gli ospedali psichiatrici, sono usati come carceri per dissidenti o “petitioners” (cittadini che cercano giustizia presso le autorità centrali). Sono più temuti dei laogai, perché è quasi impossibile uscirne vivi e sani. Del resto durante la Rivoluzione Culturale le malattie mentali erano state “abolite”  in quanto considerate “sovrastrutture” borghesi. Quindi le cure mentali erano  necessarie solo per i “pazzi” che chiedevano democrazia, rispetto dei diritti fondamentali o che ritenevano che il Partito potesse commettere errori o ingiustizie. Un’ultima nota prima di continuare la lettura dell’articolo di Asia News (che mostra come ormai il problema della salute mentale vada decisamente affronato dalle autorità): “ankang” in cinese vuol dire “pace e salute”… (FRP)

Nel Paese circa il 17,5% della popolazione soffre per malattie mentali, schizofrenia e depressione. Cresce il consumo di psicofarmaci anche tra chi non presenta patologie. Il governo cinese ha annunciato di recente l’introduzione di un test psicologico nelle procedure di selezione per i funzionari di governo e i leader delle industrie di Stato. La decisione deriva dalla frequenza dei suicidi tra i dirigenti statali, spesso affetti da depressione. Nel Paese crescono di continuo i casi di disturbi mentali e patologie psichiatriche.
Il problema delle malattie mentali e disturbi psichici è apparso in Cina insieme con lo sviluppo economico. Secondo una ricerca realizzata dalle autorità nel 2009, circa il 17,5% dei cinesi, dalle città alle campagne, soffre di malattie mentali, schizofrenia e depressione.
Questa situazione ha spinto le autorità a inserire la salute mentale nell’agenda di governo, a tutt’oggi impreparato ad affrontare il problema.
Yanling He, psichiatra allo Shanghai Mental Medical Center, afferma che in Cina su oltre 1,2 miliardi di abitanti vi sono solo 20mila psichiatri. La media è di 1,5 ogni 100mila persone ed è un decimo rispetto agli Usa. La He sottolinea che la maggior parte dei medici non sono qualificati e affrontano spesso problematiche più consone a operatori sociali e psicologi. Altro dato è l’inefficiente distribuzione del personale sul territorio. “Allo Shanghai Mental Medical Center – afferma la He – vi sono circa 200 medici specializzati, mentre in Tibet l’unico psichiatria presente nella regione ha di recente lasciato l’incarico”.
Per modernizzare e qualificare il settore della psichiatria, nel 2009 il Ministero cinese della scienza ha investito oltre 6 milioni di euro in ricerche mirate alla prevenzione dei suicidi e all’identificazione di disturbi mentali. Il ministero ha anche iniziato diversi programmi di cooperazione internazionale con l’Università di Melburne e un team di medici statunitensi hanno dato il via a una serie di collaborazioni con atenei di Hong Kong e la University Institute of Mental Health di Pechino.
L’introduzione di nuove procedure di indagine psichiatrica e psicologica, soprattutto l’ingresso di farmaci moderni nel mercato cinese a partire dal 2005, ha generato un boom di acquisti tra la popolazione che trova spesso una soluzione farmacologica ai normali problemi della vita. Secondo un’analisi condotta dalla compagnia farmaceutica statunitense Ely Lilly, dal 1999 al 2009 i cinesi hanno aumentato di 6 volte la spesa in psicofarmaci e antidepressivi passando da meno di 50 milioni di dollari a oltre 300.
Sing Lee, professore all’Università di Hong Kong sottolinea che l’introduzione di questi nuovi farmaci ha prodotto un apparente crescita delle malattie mentali. “Per diagnosticare un caso di depressione – afferma – fino a qualche anno fa erano necessari tre mesi, oggi ci vogliono due settimane per la diagnosi e la somministrazione del farmaco”. Lee sottolinea che il rischio è curare con le medicine stati come il dolore e la tristezza che fanno invece parte dei normali sentimenti umani.
Un altro dato ancora più inquietante è l’utilizzo della psichiatria a fini repressivi. Da anni il partito comunista interna in modo coatto in strutture psichiatriche dissidenti politici, credenti, autori di proteste e anche coloro che compiono petizioni contro le autorità locali.

Fonte: Asia news.it, 13 novembre 2010

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