Imprese contro Mes alla Cina: “Ue mostri spina dorsale”

Mentre la Commissione europea non ha ancora assunto una posizione ufficiale in merito al riconoscimento dello status di economia di mercato (Mes) alla CinaAegis Europa, alleanza di oltre 30 associazioni manifatturiere europee si schiera in nettamente a favore del mantenimento delle protezioni commerciali contro la “concorrenza sleale” di Pechino. Riconoscere il Mes alla Cina, fatto che renderebbe illegali gli attuali dazi antidumping in difesa dei settori economici nei quali la Cina “bara” sui prezzi, metterebbe a serio rischio migliaia di posti di lavoro e, secondo studi indipendenti, una contrazione del Pil europeo compresa fra l’1 e il 2%. Nello specifico, scrive Aegis Europe, “l’economia pianificata della Cina dirige sistematicamente le sovracapacità produttive e quindi offre prodotti al di sotto dei costi di produzione sui mercati internazionali per sopraffare la concorrenza”. L’invito di Aegis Europa al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è dunque assai deciso: “prendere una posizione chiara contro il dumping, l’eccesso di capacità produttiva e sovvenzioni illegali cinesi”. I cinesi, da parte loro, ritengono un diritto giuridico il riconoscimento automatico del Mes decorsi i 20 anni dall’ingresso nell’Organizzazione mondiale del commercio, com’è possibile evincere dal relativo “Protocollo sull’accesso” del 2001.

“La Cina non è un’economia di mercato e, pertanto, non può essergli concesso lo stato di economia di mercato dall’Ue. È di fondamentale importanza per tutte le industrie europee che le misure antidumping siano calcolate correttamente e rimangano efficaci e possibili in base al diritto commerciale dell’Ue”, rivendica Milan Nitzschke, portavoce di Aegis Europa.

Domani e dopodomani a Pechino (12 e 13 luglio) si parlerà anche di questo nell’ambito del vertice fra Cina e Unione Europea, sarà, inoltre, la prima visita del presidente Juncker nel Paese, così come per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

“Domani il vertice economico Ue-Cina sarà un momento critico per chiarire che l’Ue non può mettere in pericolo la crescita e l’occupazione, e che la Cina deve rispettare le regole che ha accettato, su come si deve rapportare con i suoi partner commerciali, quando ha aderito alla Wto,” ha concluso Nitzschke.


Fonte: Wall Stret Italia, 11 lug 16

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