Il Tibet è un problema ecologico e culturale, oltre che per i diritti umani

La VI Conferenza Internazionale dei Gruppi di Sostegno al Tibet, organizzata dal Gruppo Centrale per la Causa Tibetana, è iniziata il 5 novembre a Surajkund, vicino New Delhi in India, alla presenza di autorità internazionali. Il Dalai Lama ha lanciato un appello alla comunità internazionale di considerare la questione tibetana non solo per i diritti umani, ma anche per l’ecologia e la cultura.Il Dalai Lama ha approfondito le possibili conseguenze dell’attuale politica cinese sotto  3 aspetti.

In campo ecologico, ha evidenziato che oltre un miliardo di persone dipende dai corsi d’acqua che nascono nel Tibet e infatti la Cina considera la zona come un “terzo polo”, importante per l’ecologia mondiale quanto il polo nord e il polo sud. L’ecologia della regione invece è minacciata in vari modi dallo sfruttamento cinese, ad esempio con la progettazione di dighe gigantesche nelle gole naturali.  In campo culturale, ha ricordato come la tradizione tibetana comprenda non soltanto la religione buddista, ma  una scienza e un filosofia che hanno contribuito allo sviluppo dell’umanità.  La cultura buddista tibetana è una cultura di pace e di compassione, un approccio alla vita che può dare indicazioni e stimoli a tutta l’umanità. Circa i rapporti con le autorità cinesi, il Dalai Lama ha osservato che un grosso ostacolo a rapporti migliori è la mancanza di trasparenza, la mancanza di una magistratura indipendente dal Partito Comunista al governo, la propaganda distorta e la censura praticata da Pechino verso il problema tibetano.   Per la Cina stessa ha auspicato cambiamenti graduali, senza l’adozione rapida di modelli democratici che potrebbero causare disordini, ma con un progressivo ritiro del Partito comunista cinese dal controllo della vita pubblica.    Tra le personalità presenti all’inaugurazione, Lal Krishna Advani, ex vice premier indiano, ha elogiato l’importante opera dei Gruppi di Sostegno del Tibet, ha invitato la Cina a un dialogo sincero con il Dalai Lama e a riconoscere le legittime aspirazioni del popolo tibetano. Ha pure indicato che i rapporti tra Cina e India possono evolvere diventando determinanti per la storia del 21° secolo: le due civiltà hanno tanto in comune in parte anche grazie alla civiltà tibetana.  Ha presentato, quindi, il libro “2008 Uprising in Tibet:  Chronology and Analysis”, realizzato dal Tibetan Department of Information & International Relations.Anche Nand Kishore Trikha, dirigente del Gruppo Centrale per la Causa Tibetana ed ex editore del Navbharat Times, quotidiano nazionale in lingua hindi, ha insistito che la questione tibetana riguarda tutta l’umanità.
Messaggi di saluto e di augurio per la Conferenza sono giunti da tutto il mondo. Peter Slipper, viceportavoce del Parlamento australiano, e Bob Brown, senatore per la Tasmania, hanno confermato il massimo sostegno nella ricerca di una soluzione per la questione tibetana. Michael Danby, parlamentare australiano e presidente del Gruppo Interpartitico parlamentare per il Tibet, ha ricordato come le forti pressioni del governo cinese portino i governi nazionali a dare un sostegno limitato al Tibet e ha sottolineato, invece, l’importanza di simili convegni per riaffermare la solidarietà mondiale al Tibet.
Dennis Cusack, copresidente del Network di Supporto Internazionale al Tibet, ha insistito per un aumento di attività di effettivo sostegno al Tibet, anche finalizzate a raggiungere la popolazione cinese e i giovani leader comunisti cinesi.
Yang Jianli, presidente di Iniziative per la Cina, ha affermato che sempre più cinesi sono colpiti dalla figura del Dalai Lama e capiscono che la questione dei diritti in Tibet riguarda l’intera società cinese. Ha pure ricordato il tentativo di togliere il tibetano come lingua d’insegnamento nelle scuole della regione, qualificandolo come un genocidio culturale.
Ci sono stati interventi di membri del parlamento di India, Filippine e Russia, che hanno in vario modo ripreso e confermato le preoccupazioni espresse dal Dalai Lama.
Tra gli interventi del pomeriggio c’è stata la testimonianza di Tsewang Dhondup, ferito dai proiettili della polizia cinese durante una dimostrazione in Tibet nel marzo 2008.
La Conferenza durerà una settimana e saranno discusse iniziative concrete di sostegno.
Fonte: AsiaNews 8/11/2010

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