Il summit di Singapore: USA – Nord Corea (e Cina)

Il 12 giugno scorso a Singapore si è svolto un summit tra il presidente americano Donald Tramp ed il leader nordcoreano Kim Jong-un. L’incontro ha un valore storico e simbolico molto importante ma il risultato finale si può definire come una semplice dichiarazione di intenti che può fare da base a sviluppi negoziali per il futuro.

La Corea del Nord si impegna ad una completa denuclearizzazione della penisola mentre gli americani si impegnano a fornire garanzie di sicurezza alla Corea del Nord e a sospendere le manovre militari congiunte con i sudcoreani, decisione che preoccupa molto l’alleato sudcoreano.

Anche se il summit era circoscritto ai due leader, dietro le quinte “aleggiava” comunque la presenza vigile del presidente cinese Xi Jinping. Non va dimenticato che Xi aveva convocato il giovane Kim a Pechino, sia ad aprile, prima del vertice con Moon Jae-in, leader sudcoreano, sia pochi giorni fa, in preparazione del summit di Singapore.

Per sottolineare anche simbolicamente la presenza cinese, il dittatore coreano è arrivato e partito da Singapore con un 747 della Air China. In questo modo si sono eliminati eventuali dubbi sul livello di autonomia e di indipendenza di Kim .

Ma per quale motivo si è determinato questo improvviso cambiamento di linea da parte nordcoreana? Prima minacce di guerra nucleare contro gli Stati Uniti e test missilistici sempre piú frequenti. Poi in pochi giorni tutto è cambiato. Abbiamo scoperto un nuovo Kim dal volto umano, amichevole e soprattutto abbiamo conosciuto una persona nuova, un esempio di “pacifista convinto“.

La causa potrebbe essere riconducibile ad un discorso di Trump di qualche mese fa. Spiegava di aver adottato una linea morbida rispetto alle pratiche commerciali cinesi ritenute sleali, in cambio della cooperazione di Pechino nella gestione della crisi coreana. “Ma la pazienza ha un limite, se non ci aiutano con la Corea del Nord, allora faró quello che ho sempre detto che avrei fatto“, aveva dichiarato al New York Times. Un riferimento preciso alla minaccia mai sopita di azioni commerciali contro Pechino (Perchè gli Usa accusano la Cina di vendere petrolio alla Corea del Nord – Alessandra Spalletta www.agicina.com  29.12.2017)

Trump si è dimostrato pragmatico, consapevole di poter utilizzare la forza del ricco mercato interno statunitense come strumento negoziazione di grande impatto, utile a portare a miti consigli anche i campioni mondiali dell‘inganno. Per la Cina le condizioni stanno diventando complesse perchè ha assoluto bisogno delle risorse economiche frutto  dell’export verso il mercato americano. Per Pechino, vista la debolezza del suo mercato interno, gli straordinari introiti dovuti al surplus commerciale verso i mercati Occidentali sono vitali e l’introduzione di dazi potrebbe avere effetti inimmaginabili. Tra i principali partner commerciali, solo la Germania ha una bilancia commerciale attiva con la Cina. Forse questo elemento condiziona anche la posizione europea, sempre troppo defilata e prudente quando si tratta di dispute con Pechino.

Tutto questo assomiglia ad una partita a poker ed è impossibile capire già ora chi ha in mano le carte migliori.

Marzio Ammendola,14/06/2018, www.againstchina.com 
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