Il sogno degli studenti cinesi? «Studiare moda a Milano»

Caccia allo studente cinese. Per rafforzare i rapporti con l’estremo Oriente, per creare nuovi canali di comunicazione, per importare cervelli, non solo farli fuggire. Si chiama internazionalizzazione la sfida raccolta da quindici atenei e istituti accademici italiani, la maggior parte milanesi. Pronti a intercettare nuove matricole da portare in Italia (combattendo la concorrenza di americani e anglosassoni) sfruttando i loro punti di forza: la moda (venerata dagli adolescenti della Repubblica popolare), il design, l’economia, l’ingegneria, la storia dell’arte. E con un maxi open day globale: la «China Education Expo» di Shanghai, aperta domenica e sabato. Centinaia di campus e una lotta all’ultimo iscritto.
L’altra Expo di Shanghai. Poco lontana dai padiglioni dei record (superati i 70 milioni di visitatori all’esposizione universale) ma rivolta a un pubblico giovane, competitivo e disposto a spendere. Bastava guardarli, ieri, i ragazzi (e i genitori, attentissimi al futuro dei figli: spendono in media un terzo dello stipendio per la loro formazione) che si aggiravano tra gli stand dell’East Asia Exhibition Hall. Arrivati da tutto il Sud della Cina e sotto una pioggia torrenziale per fare domande, controllare i ranking degli atenei, raccogliere materiale. Anche nell’area italiana, coordinata da Uni-Italia (l’associazione presieduta da Cesare Romiti che promuove – grazie alla Fondazione Italia Cina e al contributo della Fondazione Cariplo – le strutture accademiche italiane in Cina), i giovani erano oltre un migliaio. Negli stand della Bocconi, della Statale, della Bicocca, dell’istituto Marangoni, dello Ied (questi ultimi gettonatissimi). Jesse Lee, 21 anni, viene dal Nord di Shanghai e vorrebbe fare un’esperienza al Politecnico. La spiegazione: «Milano è di moda, ci vogliono andare tutti». Liu, invece, sogna di fare la stilista: «Quale posto migliore della capitale del fashion?». Piccolo dettaglio: «Mi hanno detto che non ci sono alloggi universitari». Una nuova generazione di cinesi pronta a sbarcare a Milano. Per studiare. Moda, arte, musica, design, ingegneria, economia. «L’obiettivo – spiega Alberto Ortolani, segretario generale di Uni-Italia – è creare un’alleanza fra gli atenei italiani e aumentarne l’attrattività. Per vincere questa sfida, però, dobbiamo fare sistema. Noi ci impegniamo in questa direzione. Anche se la strada è lunga: a fronte dei 200 mila cinesi che studiano negli Usa, dei 100 mila in Inghilterra e dei 70 mila in Germania, in Italia arriviamo solo a 6 mila». Troppo pochi. «Dobbiamo puntare – continua Ortolani – su quantità e qualità: essere competitivi vuol dire saper attrarre gli studenti migliori». Anche i cinesi lo sanno bene. E non è un caso che sabato un gruppo selezionatissimo di ragazzi provenienti dai collegi universitari d’Italia (tra questi cinque del collegio di Milano diretto da Stefano Blanco) sia stato in visita all’università Tongji di Shanghai, tra le più prestigiose del Paese. Uno scambio culturale. E una percezione immediata (degli italiani): «Qui bisogna tornare».

Annachiara Sacchi

Fonte: Corriere della Sera.it, 25 ottobre 2010

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