Il sistema scolastico rischia il collasso

Il sistema educativo cinese è di nuovo nel mirino della società civile: la malnutrizione nelle scuole rurali e l’enorme massa di debiti che si è accumulata nella gestione delle università private mettono a dura prova la sopravvivenza stessa del settore. Pechino teme moltissimo il malcontento degli studenti e prova a gestirne le difficoltà con interventi mirati, ma con poco successo. Il sasso nello stagno è stato gettato da Wu Zhongxin, delegato alla Conferenza politica consultiva del popolo cinese: si tratta di un organismo che affianca l’Assemblea nazionale del Popolo, il “Parlamento” cinese, che si riunisce una volta l’anno per tramutare in legge le decisioni del Politburo. Secondo Wu, “eletto” nella provincia dell’Hunan, le autorità dovrebbero prendersi carico dei problemi degli industriali e degli operatori privati che gestiscono di fatto i servizi universitari. Nonostante sia sulla carta “statale”, il sistema educativo negli ultimi decenni ha dovuto fare ricorso sempre di più all’operato dei privati. Costruire edifici, dormitori, mense e fornire elettricità e generi alimentari sono settori in cui lo Stato non entra più, appaltando a ditte private. I 38 milioni di metri quadri dei nuovi dormitori costruiti fra il 1999 e il 2002 – un dato che supera quello complessivo relativo ai 50 anni precedenti – sono stati costruiti per la maggior parte da queste ditte. Nel solo Hunan, ha aggiunto Wu, i privati hanno speso più di 5,3 miliardi di yuan (circa 530 milioni di euro) per costruire le 49 nuove università provinciali: queste ospitano oltre 400mila studenti. Il deputato, anche rettore dell’Università di Finanza ed Economia della provincia, ha sottolineato che soltanto nel suo ateneo è stato bloccato il pagamento di debiti pari a 100 milioni di yuan. Per l’intero Paese, secondo alcuni dati, i debiti ammontano a una cifra che oscilla fra i 450 e i 500 miliardi di yuan. Il problema, ha concluso, è collegato al congelamento dei prezzi imposto dal governo a partire dal 2000. Pechino, per rispondere alla crisi del debito internazionale, ha calmierato le tariffe relative alla fornitura di beni e servizi: per evitare l’ondata inflattiva e la disoccupazione, il governo ha di fatto scelto di bloccare in maniera artificiale la situazione. Che ora però sta esplodendo: in diverse università, senza preavviso, viene staccata l’energia oppure vengono pignorati i beni. Gli studenti lamentano una situazione terribile. Il malcontento degli studenti terrorizza il governo. Proprio da un moto studentesco prese il via il movimento democratico e anti-corruzione che sfociò nella protesta di piazza Tiananmen, nel 1989. Non potendo usare almeno per ora la forza bruta, Pechino ha scelto una strada dilatatoria che però ha scatenato l’attenzione dei media e della società civile. Nel mirino anche la situazione alimentare delle scuole rurali, dove studiano per lo più bambini o pre-adolescenti per un totale di 26 milioni di persone. Dopo una campagna di stampa, diverse strutture hanno deciso una linea di “trasparenza” per quanto riguarda le mense locali, ma i fondi sembrano comunque limitati. Per evitare casi di malnutrizione si sono mossi i privati: Deng Fei, giornalista, ha raccolto circa 20 milioni di yuan da destinare ai bambini. Per mantenere l’intero sistema scolastico, che nel Paese è fornito in forma gratuita per almeno i primi 5 gradi di studio, Pechino ha stanziato per il 2012 circa 100 miliardi di dollari. Si tratta di un investimento cospicuo, pari circa al 4 % del Prodotto interno lordo, che coinvolge la vita di circa 450 milioni di persone. Negli Stati Uniti, l’investimento previsto per il 2012 è di circa 900 miliardi di dollari. Per le spese militari, che coinvolgono più o meno 40 milioni di persone, il governo ha investito 106 miliardi di dollari. Inoltre va sottolineato che questo è il dato ufficiale: secondo diversi analisti, la spesa raggiunge almeno i 120 miliardi ed è in continua crescita.

Fonte: Asia News, 16 marzo 2012

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