Il sindaco di Montemurlo spara a zero sui mobilieri di Quarrata

Mauro Lorenzini dopo l’incendio di Oste: “Fanno produrre i divani a 30 euro e li rivendono a 2.500, ma se pensano che questa sia una zona franca si sbagliano di grosso”. Il Comune trova una sistemazione alle famiglie evacuate e l’Asl tranquillizza sul rischio amianto: “Nessuno è stato esposto alle fibre”

Nella foto la fabbrica devastata dall’incendio a Montemurlo

“Se una parte senza scrupoli dei mobilieri di Quarrata – scrive Lorenzini – pensa che Montemurlo sia diventata una zona franca, dove far assemblare divani a 30 euro per poi rivenderli in negozio a 2.500 euro, si sbaglia di grosso. Non si possono mettere gli operai in cassa integrazione e poi trovare il guadagno, sfruttando chi produce nell’illegalità, senza prestare alcuna attenzione alla sicurezza nei luoghi di lavoro e ai diritti dei lavoratori. A questo gioco non ci stiamo ed intensificheremo i controlli”.

Il sindaco Lorenzini ricorda che Montemurlo “è da sempre accogliente con quelle aziende che operano nella legalità, ma estremamente rigida con chi danneggia l’economia d’eccellenza del distretto industriale, operando in spregio alle leggi”.

“Ci dispiace che i media focalizzino l’attenzione su di noi solo quando accadono fatti come questo, ma Montemurlo non è il distretto dell’illegalità – sostiene Lorenzini – Proprio sabato ho partecipato all’inaugurazione di un’ azienda metalmeccanica da 18 milioni di fatturato annui che si confronta con il mercato nella legalità, dando lavoro a 48 giovani altamente qualificati”, continua il sindaco. Nel solo 2014 la polizia municipale di Montemurlo (nell’ambito di controlli interforze o in autonomia), ha controllato 43 ditte, 18 gli immobili sequestrati e 800 i macchinari confiscati; al 28 febbraio di quest’anno sono già state controllate 15 aziende, due gli immobili posti sotto sequestro e 42 macchinari requisiti. Anche l’azienda di via Ombrone doveva essere oggetto di un nuovo controllo programmato tra pochi giorni.

“Mi auguro che quanto prima la magistratura accerti le responsabilità di questo grave accaduto. È solo grazie alla tempestività e alla professionalità dei vigili del fuoco, dei carabinieri e degli altri volontari intervenuti se non c’è scappato il morto. Non possiamo andare avanti così, ci vuole più rigidità e fermezza. Il costo finale di queste calamità non può ricadere sul cittadino. Il lavoro deve essere più etico e non puntare solo al mero profitto: vanno attivate misure più stringenti che obblighino i committenti ad accertare che le ditte a cui affidano i lavori conto terzi, operino in sicurezza e legalità. Alcune aziende già lo fanno, ma dovrebbe essere un obbligo di legge. Anche i proprietari degli immobili non possono far finta di non sapere cosa accade negli stanzoni. Questo capannone nel giugno e nell’ottobre 2013 era già stato sequestrato, ma non è bastato, perché si è ripetuta la stessa situazione che avevamo sanzionato due anni fa. I controlli delle nostre forze di polizia da soli non possono bastare se non c’è una rete diffusa di vigilanza sul territorio, che mette insieme committenti, proprietari, forze di polizia e istituzioni”.

Il sindaco si sofferma poi sui danni causati agli appartamenti situati vicini al capannone incendiato: “Stiamo valutando con i nostri legali se esistono gli estremi per rivalerci sui responsabili dell’accaduto per quanto riguarda il danno d’immagine arrecato all’intero distretto montemurlese e per coprire le spese che il Comune sta sostenendo per aiutare le famiglie evacuate dalle proprie case. Il costo dell’illegalità non può ricadere sulla comunità e i responsabili vanno trovati quanto prima”.

Per Lorenzini la ripresa economica di questo Paese deve passare dalla legalità, dal rispetto delle leggi e dei diritti dei lavoratori “ Spero che questo messaggio arrivi ben chiaro al Governo, che ha il dovere di starci a fianco in questa lotta di civiltà. Se così non fosse sono pronto ad andare a Roma con il sindaco di Prato, Biffoni, per far sentire la voce di un distretto produttivo, che vuole stroncare queste sacche d’illegalità e far emergere l’immagine reale di una realtà sana, vivace e innovativa”

Intanto il Comune rende noto che le famiglie evacuate dalle loro case in seguito all’incendio del capannone di via Ombrone da stasera, 2 marzo, troveranno sistemazione all’Hotel Trendy in località Mazzone. A seguire in prima persona la vicenda è stata l’assessore alle politiche sociali, Luciana Gori, che si è fatta carico del problema.

“Ho parlato con tutte le persone che risiedono negli appartamenti di via Ombrone per capire bene le necessità di ciascuno di loro. Il Comune non è stato con le mani in mano e abbiamo lavorato per trovare una soluzione rapida per tenere uniti i vari nuclei familiari, valutando tra varie alternative – spiega l’assessore Gori – Già questa sera la famiglia composta da cinque persone con una bimba di sei mesi sarà ospitata in un appartamento messo a disposizione dall’Hotel Trendy. Un’altra famiglia, composta da due persone che ora è ospite da un figlio, ha accettato la nostra soluzione e domani si trasferirà nell’albergo. Per quanto riguarda le altre due persone, invece, una ha deciso di rimanere dalla figlia e per l’altra, che ha seri problemi di salute e deve essere assistita, stiamo valutando d’ospitarla in una Rsa”.

L’assessore Gori spiega che questa sistemazione è solo una soluzione provvisoria in attesa di conoscere i tempi per rientrare negli appartamenti di via Ombrone e conclude: “Il Comune non farà ricadere i costi di quest’emergenza sui cittadini, ma si attiverà affinché i responsabili paghino per i danni causati al Comune e alle famiglie”.

Per quanto riguarda l’altra grossa preoccupazione legata al rischio amianto, interviene il dottor Luigi Ricci, direttore dell’unità operativa igiene e sanità della Asl 4 di Prato, che rassicura: “Nessuno è esposto al rischio diretto amianto. Per questo dobbiamo ringraziare il tempestivo intervento dei vigili del fuoco e la pioggia di queste ore. L’acqua ad alta pressione spruzzata dai pompieri sulle fiamme ha nebulizzato le fibre di amianto inglobate nel cemento nel tetto, che sono state così portate a terra senza che si potessero disperdere in atmosfera. Se avessimo avuto una bella giornata di sole ventilata il rischio di volatilizzazione delle fibre in atmosfera sarebbe stato maggiore”.

Ora l’area dovrà essere completamente bonificata. La Asl sta rintracciando i responsabili della struttura andata a fuoco, che si dovranno far carico del completo smaltimento in sicurezza dell’amianto.

Sulla questione della custodia del condominio di via Ombrone interviene l’assessore alle politiche sociali, Luciana Gori che dice: “Capisco benissimo le preoccupazioni delle famiglie del condominio di via Ombrone che temono atti di sciacallaggio sulle loro case. Il Comune si è occupato delle persone trovando loro una soluzione alloggiativa all’hotel Trendy, ora il proprietario dell’immobile andato a fuoco deve fare la sua parte e assumersi l’onere della vigilanza di tutta l’area. Ieri sono state contattate alcune agenzie di vigilanza private che sul momento non potevano garantire la presenza, ma oggi una soluzione può essere trovata. Il Comune non ha la possibilità di mettere una pattuglia di vigili fissa in via Ombrone. Questo compito spetta al proprietario del capannone che ha causato i danni, che mi auguro si sia dato da fare in questo senso”.

Il Tirreno Prato,02/03/2015

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