Il regime revoca la licenza commerciale di Ai Weiwei

Il regime cinese ha deciso di revocare la licenza della Fake Cultural Development, la compagnia che commercializza le opere dell’architetto e dissidente Ai Weiwei, da tempo impegnato in una battaglia legale e fiscale contro Pechino. Secondo lo stesso Ai, “le autorità cinesi hanno deciso di chiuderla”. In questo caso, però, il titolare avrebbe la possibilità di non pagare una parte dei 15 milioni di yuan (1,8 milioni di euro) di multa comminata la scorsa settimana al dissidente per evasione fiscale. La condanna è stata confermata la scorsa settimana dal tribunale di Chaoyang (Pechino). Il dissidente ha pubblicato su internet l’avviso inviato dall’Amministrazione municipale per l’industria e il commercio, secondo cui la licenza della Fake non ha i requisiti richiesti per la registrazione annuale. Dal canto suo, però la società non poteva effettuare la registrazione, dato che non è più in possesso dei documenti necessari, confiscati dalla polizia lo scorso anno in occasione dell’arresto dell’artista. In ogni caso, il dissidente ha scelto di vedere il lato positivo della situazione: “Ritengo che questo potrebbe essere un espediente per evitarci la multa”. E il suo avvocato, Liu Xiaoyuan, ha aggiunto che “non è ben chiaro” in che modo la Fake potrebbe pagare 6,6 milioni di yuan (la parte di sanzione ancora non pagata) senza essere in possesso dell’autorizzazione per operare sul mercato. Ai, 55 anni, è divenuto famoso per aver partecipato al disegno dello Stadio Olimpico di Pechino 2008, il “Nido di rondine”. Molto critico nei confronti della repressione operata dal regime comunista, è stato condannato per evasione fiscale lo scorso anno dopo 81 giorni di detenzione illegale. Rilasciato, ha continuato a puntare il dito contro i soprusi del governo soprattutto su internet. “Di sicuro – ha commentato dopo la revoca della licenza – abbiamo perso la battaglia, ma abbiamo vinto la guerra. Siamo riusciti a offrire alla gente un quadro chiaro su cosa sia la Fake e su come il governo ha gestito il caso. Loro vogliono farla finita, ma non si sono resi conto che in questo modo si sono smascherati da soli”.

Fonte: Asia News, 2 ottobre 2012

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