Il profumo del tartufo d’Alba seduce la nuova Cina

Pool di imprenditori di Hong Kong protagonista all’asta in Piemonte. Si aggiudicano il pezzo più pregiato di 900 grammi per 105 mila euro.Thé al gelsomino, granchi con lo zenzero e tartufo bianco d’Alba. Li trovate al «Peking Garden» di Hong Kong, ristorante tradizionale cinese tra una boutique di Armani e una di Prada in Alexrandra House, il centro commerciale che attrae migliaia di cinesi alla ricerca del «bon vivre» in uno dei quartieri più sfavillanti della metropoli. Poco distante, anche «L’Atelier» di Joel Robuchon ha messo da parte un po’ del solito sciovinismo francese e inserire in menù un’ombrina con zucchini, basilico e tartufo bianco, inevitabilmente italiano.
Il motivo è semplice: a Hong Kong il tuber magnatum pico fa proseliti tanto quanto in Piemonte. Se c’era bisogno di una conferma, è arrivata ieri, quando nello stesso complesso dei due ristoranti, ma nell’italianissimo «8 e 1/2» di Umberto Bombana, è andata in scena l’ultima edizione dell’«Asta Mondiale del Tartufo bianco d’Alba», in collegamento satellitare con le Langhe di Grinzane Cavour.
Ancora una volta sono stati i facoltosi uomini d’affari dell’ex colonia ad aggiudicarsi (per beneficenza) il lotto più pregiato, spendendo 105 mila euro per un esemplare di 900 grammi che per ora hanno visto solo in tv, essendo stato battuto dalla sede di Grinzane. Arriverà domani, con tanto di conferenza stampa, scortato da un corriere di fiducia albese che poco ci mancherà a dover viaggiare come certi gioiellieri da film, con valigetta e manette al polso. Ma la realtà è che nella metropoli cinese il profumo del tartufo si rincorre da un grattacielo all’altro e conquista chef di ogni nazionalità, soddisfando il palato di gourmet danarosi. «Ogni settimana – dice Umberto Bombana, cuoco bergamasco e “maître à penser” da quasi vent’anni dell’enogastronomia italiana nell’ex colonia – nei ristoranti di Hong Kong vengono “grattati” chili e chili di tartufo bianco. Una decina di anni fa, c’era un solo importatore dall’Italia. Adesso ce ne sono una decina, che ogni settimana fanno arrivare tra i 10 e i 20 chili a testa». I prezzi non sono popolari, ma neppure impossibili: «Proponiamo una serie di piatti a 580 dollari locali, circa 60 euro». Romano Baruzzi, responsabile dell’Ice, allarga il discorso: «L’enogastronomia italiana vive un momento d’oro a Hong Kong, che è un crocevia strategico per i nostri affari in Oriente». Anche i vini si fanno sempre più strada. Merito di una ristorazione di livello e di eventi promozionali come l’«Asta del tartufo», accompagnata da bottiglie di Barolo e Barbaresco.
Ieri, a staccare l’assegno da 105 mila euro è stata una donna: Jeannie Cho Lee, considerata la più influente «master of wine» della metropoli, in grado di dettare mode e tendenze. Prima di lei, i pezzi migliori se li sono aggiudicati un finanziere e il proprietario di una catena di otto case da gioco a Macao. A regolare i rilanci, un battitore di Sotheby’s.

Fonte: La Stampa.it, 15 novembre 2010

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