Il processo al dissidente scuote la Cina

La Cina ha protestato oggi per le «ingerenze straniere» nel processo al dissidente Liu Xiaobo, che rischia 15 anni di prigione per aver diffuso degli scritti che chiedono maggiori libertà civili e politiche.

Ieri diplomatici americani, australiani, canadesi e di numerosi Paesi dell’ Unione Europea tra cui l’Italia, sono stati bloccati mentre cercavano di entrare nell’ aula nella quale si è tenuto il processo. Uno di loro, americano, ha letto davanti alle telecamere una dichiarazione nella quale si chiedeva l’ immediato rilascio del dissidente. Liu è accusato di «istigazione alla sovversione» per alcuni articoli diffusi da siti web stranieri e per aver sottoscritto un documento critico del sistema a partito unico chiamato “Carta 08”. La pena prevista va dai cinque ai dieci anni di prigione e la sentenza, hanno affermato gli avvocati del dissidente, verrà resa nota domani, nel giorno di Natale.

«Liu Xiaobo – ha detto la portavoce governativa Jiang Yu – è un cittadino cinese e il sistema giudiziario cinese sta gestendo il suo caso in accordo con la legge, quindi si tratta di un affare assolutamente interno alla Cina». «Alcuni Paesi o i loro funzionari di Ambasciata – ha proseguito la portavoce – hanno espresso delle cosiddette dichiarazioni su questo problema, cosa che giudichiamo una grossolana interferenza negli affari interni della Cina… Ne siamo estremamente scontenti». In Cina è molto raro che gli accusati di reati di opinione vengano assolti. «Mi aspetto il peggio, temo che mio marito resterà in prigione a lungo», ha dichiarato la moglie del dissidente Liu Xia.

Fonte: La Stampa.it, 24 dicembre 2009

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