Il potere dietro le sbarre

La rivista americana “Foreign Policy” ha stilato la lista dei prigionieri più influenti del mondo.

Cos’hanno in comune l’ex patron della Yukos, la donna minuta che sfida il regime birmano, l’avvocato cieco tanto temuto da Pechino, la mente terrorista all’origine del primo attentato al World Trade Center e il più celebre dei detenuti palestinesi? Sono tutti in prigione, d’accordo. Ma non è l’unica similitudine. Almeno non secondo la prestigiosa rivista americana Foreign Policy che nel numero di agosto mette in copertina le loro cinque facce sotto il titolo «The World’s Most Powerful Prisoners», i più potenti prigionieri del mondo. «Chiunque può dissentire dalla nostra lista perché non ci siamo basati su una ricerca scientifica, ma abbiamo selezionato una rosa di nomi che, sebbene in prigione, continuano a essere primi attori in patria e sulla scena internazionale» spiega al telefono dall’ufficio di Washington il direttore esecutivo Blake Hounshell. Nessun parallelo semantico tra l’attività economica di Mikhail Khodorkovsky e quella parajihadista dell’egiziano Omar Abdel-Rahman, il famigerato sceicco cieco. Solo la comune capacità di diventare icone globali: «C’erano molti possibili candidati, dovevamo sceglierne cinque. Ci siamo concentrati su quelli che dalle quattro mura di una cella riescono a esercitare un notevole potere, anche solo simbolico, sulla propria comunità, al punto da essere universalmente conosciuti». Qualcuno, come Huang Guangyu, è in verità più noto all’estero che in patria dove più d’uno ammetterebbe d’ignorarne il nome. L’oligarca russo Khodorkovsky non suscita affatto l’ammirazione dei connazionali che al contrario, sotto sotto, sono addirittura soddisfatti di veder punita l’arroganza dell’un tempo re degli intoccabili. La coraggiosa Aung San Suu Kyi è piuttosto al di sopra delle contraddizioni, ma cosa dire di Abdel-Rahman che, pare, continua a comunicare dal carcere con la Gamaa al-Islamiyah, il temibile gruppo terrorista egiziano responsabile di numerosi attentati, compreso quello del 1997 a Luxor? Eppure, insiste Hounshell, è proprio lo sceicco cieco a sintetizzare meglio il potere conferito dall’esempio, soprattutto se negato: «L’idea non è stabilire se Abdel-Rahman sia un modello negativo. L’aspetto interessante della sua vicenda è che a diciassette anni dall’arresto rimanga un modello influente per i terroristi che ancora s’ispirano a lui». Solo poche settimane fa la sedicente cellula qaedista Brigades of Abdullah Azzam gli ha «dedicato» l’attentato a una petroliera giapponese in transito nel golfo persico. Piaccia o meno, la provocazione di Foreign Policy non ha nulla a che vedere con il giudizio etico. Il potere, al pari del successo, non è sinonimo di bene. Basta pensare a quando, alla fine del 2001, pochi mesi dopo gli attentati dell’11 settembre, Time indicò in Osama bin Laden l’uomo dell’anno. Ai tanti che discussero l’opportunità di dedicare la copertina al demone delle Torri Gemelle, il direttore della rivista ricordò il significato extra-merito del riconoscimento, assegnato perfino all’Ayatollah Khomeini quando, nel 1980, risultò indiscutibilmente il personaggio di maggior impatto mediatico. La morale? Aung San Suu Kyi ha perso la libertà per essersi messa di traverso alla feroce giunta birmana. Khodorkovsky e Huang Guangyu perché, con mezzi leciti o illeciti, hanno sfidato il potere centrale di Mosca e Pechino. Il leader della milizia Tanzim Marwan Barghouti paga per le violenze della seconda Intifada e lo sceicco cieco per le vittime innocenti uccise direttamente o per emulazione. Eppure, al di là delle loro diversissime storie, ne raccontano a Foreign Policy una comune: nessuna prigione in fondo può riuscire a contenere il carisma del prigioniero. Semmai lo amplifica.

Fonte: La Stampa, 13 agosto 2010

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.