Il potere di Pechino per conquistare simpatie nel mondo

Negli ultimi anni, al regime comunista cinese piace usare una frase molto affascinante: “Potere morbido (soft power)”. Il popolo cinese ha più familiarità con il linguaggio tipico dei comunisti cinesi: “Un regime nato dalla canna del fucile”. Perché ora questa frase affascinante sul “potere morbido”? Facendo delle osservazioni attente, scopriremo che questo cosiddetto “potere morbido” non riguarda i valori fondamentali degli occidentali, come libertà e democrazia, ma soltanto un vecchio adagio che accompagna il Partito comunista sin dalla sua fondazione: la propaganda. Il Partito crede in quel principio enunciato da Josef Goebbels, ministro della Propaganda di Adolf Hitler: “Se dici una grossa bugia e continui a ripeterla, alla fine il popolo ci crederà”. Ma oggi l’approccio del governo comunista cinese si è espanso più che ai tempi di Stalin e Mao Zedong. Non usa soltanto i media nazionali che monopolizza, ma porta la sua propaganda a livello mondiale, combinata con la natura del mondo capitalismo burocratico. Una delle tecniche usate prevede l’acquisto dei media. Se si osservano i media cinesi con base fuori dalla Cina si riscontra un fenomeno comune: quei giornali che erano anti-comunisti o neutrali all’inizio della loro storia, nel corso di un decennio circa sono divenuti media che lodano il Partito comunista. Inoltre, per evitare che i propri lettori siano troppo arrabbiati con loro, questi media hanno scelto la posizione di nascondere gli orrori e difendere il regime comunista. Minimizzano i crimini compiuti dal Partito e consigliano la riconciliazione a tutti i costi con quel governo, sottolineano che non si deve assolutamente resistere al Partito comunista. Da questa evoluzione dei media sono nati persino dei think tank pro-riconciliazione. Se come premessa mettiamo il fatto che il Partito comunista dichiara in maniera esplicita ogni giorno che non si riconcilierà con alcuna opposizione, di quale riconciliazione parliamo? È semplicemente un sinonimo per dire “resa”. Questi think-tank sono veramente incredibili. Ti convincono che una persona è un’idiota quando invece è sveglia e con gli occhi spalancati. Per l’invidia Josef Goebbels uscirebbe fuori dalla sua tomba. Goebbels penetrò nei media del nemico e usò la fiducia del popolo nei confronti di libertà e democrazia per fare propaganda a favore del fascismo. Ci riuscì molto bene. Il servizio tedesco della Bbc venne riempito di spie dalla cultura nazista. Ora l’infiltrazione del Partito comunista cinese nelle reti televisive oltremare ha soltanto ampliato i propri scopi. Il governo comunista cinese corrompe gli accademici e gli istituti di ricerca occidentale, usando i propri metodi per controllare queste istituzioni e spingere via alcune persone, mentre ne fanno entrare altri. Sono ancora più decisi, al punto che potrebbero creare della confusione del processo decisionale dell’Occidente. Questa abilità si spiega con il fatto che la maggioranza dei politici occidentali capisce meno di politica ed economia, ma capisce molto di campagne e spettacoli. Da un punto di vista più ampio, la loro capacità di giudizio dipende dalle istituzioni accademiche e dagli studiosi. Quindi corrompere studiosi e istituzioni accademiche diventa un modo diretto ed efficace per influenzare le scelte dei governi occidentali. Proprio come già osservato per i media, gli stessi fenomeni possiamo trovarli nel mondo accademico. Le istituzioni di ricerca controllati dai capitali privati occidentali si affannano per essere amiche del Partito comunista cinese al punto che diventano ridicole, perché non si accorgono di quanto lo siano diventate. Un noto istituto di ricerca ha pubblicato una lista relativa alla felicità globale, e ha annunciato con solennità che il popolo cinese è il più felice al mondo. Se siete interessati ai guadagni annuali di questo istituto o ai donatori, saranno sempre i cinesi quelli più alti in lista. Al di là di questi scherzi fatti senza volere, la maggior parte dei docenti e degli istituti cercano in qualche modo di salvarsi la faccia. Tuttavia quei ricercatori che un tempo criticavano con forza il regime comunista ora escono dal buio e promuovono “pace, razionalità e non violenza”, sostenendo che il Partito comunista sia molto migliorato nel tempo, e che se la Cina ha qualche problema anche gli Usa hanno i loro ecc… L’implicazione di questo assioma è che i diritti umani in un’autocrazia mono-partitica siano simili a quelli delle nazioni democratiche. Persino l’assistente Segretario di Stato americano per i diritti umani è arrivato a dire parole senza senso come queste. Quindi potete vedere come la voce unita sotto al Quotidiano del Popolo sia influente rispetto alla scelta delle politiche americane. Limitarsi a corrompere un gruppo di docenti non è certo abbastanza. Dopo tutto, i docenti hanno ancora un minimo di codice morale e un minimo di lettori, quindi devono tenersi in equilibrio fra il denaro e la propria faccia. Quindi ecco una frase di Chen Yun, alto dirigente del Partito comunista: “Il nostro esercito è ancora quello di cui possiamo fidarci di più”. Ed ecco perché ci sono istituti professionali per la propaganda, che il Partito incarica di fare il loro lavoro. Sebbene questi bugiardi professionisti all’interno del governo cinese abbiano un’eloquenza eccellente, hanno anche il problema di una credibilità molto bassa se non addirittura negativa. In altre parole, tutto quello che questi bugiardi professionisti lodano è spesso definito dalla maggior parte delle persone come falso, senza bisogno di altre analisi. Tutto ciò che invece condannano viene considerato buono in maniera indiscriminata. Non soltanto i cinesi: persino gli stranieri hanno imparato questo semplice metodo di giudizio. L’effetto negativo della propaganda è divenuto un collo di bottiglia per la propaganda comunista, in casa e all’estero. Per questo il governo comunista cinese ha preso in prestito un trucco della pubblicità moderna. È chiamato dalla scienza politica di Taiwan e Hong Kong “packaging”. Quando le coperture sono addobbate con della carta da zucchero, saranno in grado di abbattere gli obiettivi meno pensabili. Se le persone fossero costrette a vivere in una coperta di protezione ogni giorno, sarebbero molto stanche. Oltre ai cinesi costretti a vivere in questa coperta, la maggior parte degli occidentali che vive felice, non ha un’armatura anti-proiettile: quindi possono essere colpite in maniera semplice da quelle coperture. Negli ultimi anni ci sono state molte istituzioni di questo tipo. Dal punto di vista nominale stanno facendo ricerca e studio ma, dal punto di vista pratico, stanno facendo propaganda. In superficie si occupano del mondo intero, ma in realtà si concentrano sulla Cina. Ti diranno come e quanto gli africani soffrono in maniera miserabile, ma non diranno che la Cina sta splendendo. Hanno anche un’altra caratteristica essenziale: reclutano un grande numero di star e studiosi famosi dell’Occidente, in modo particolare i vincitori di premi ed ex membri di governi stranieri, per confondere le persone con il loro “packaging”. E mentre vengono manipolati da alcuni ex diplomatici e dirigenti del Partito, alcuni giornalisti occidentali molto bravi con la propria lingua vengono assunti per creare per il Partito un “packaging” anche linguistico. Questi istituti di “packaging” usano in maniera diretta i toni della propaganda del Quotidiano del Popolo. Dato che le loro facciate sono coperte da un gran numero di celebrità in diverse industrie, accoppiati con degli scrittori inglesi, nessuno nei media occidentali si azzarda a criticarli. Questo modo di fare è molto potente, e colpisce quegli occidentali che non hanno difese. Si è sviluppato fino al punto di guidare l’opinione pubblica, e giocare un’influenza non usuale verso chi decide le politiche dei governi. La funzionalità di queste celebrità e politici usati per il “packaging” non si limitano a questo. I loro fan e le loro relazioni con tutti i settori della società aiutano in maniera intenzionale o meno questi istituti e influenzano l’opinione pubblica, così come le politiche governative. La politica del denaro è il peggior passo indietro compiuto dalle democrazie occidentali. È stata usata in maniera molto efficace dal Partito comunista cinese oramai capitalista. In questa competizione fra autocrazia e democrazia, l’influenza del denaro è un passo indietro che svolge il ruolo del traditore interno alla fortezza.

Fonte: Asia News, 5 marzo 2012

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