Il Pcc in imbarazzo vuole chiudere in fretta il processo a Bo Xilai

Il Partito comunista cinese farà di tutto per concludere il processo a Bo Xilai, ex segretario di Chongqing e capo della corrente “Nuova sinistra”, prima che inizi il Congresso generale che dovrà sancire il passaggio di consegne fra l’attuale leadership e i successori della “Quinta generazione”. Diversi analisti cinesi sostengono che i vertici sperano di limitare le ricadute di questo scandalo, il più grande mai avvenuto nelle fila dell’esecutivo negli ultimi 30 anni. Bo Xilai è stato espulso dal Partito lo scorso 28 agosto e sarà processato per corruzione, abuso di potere, tangenti, reati sessuali e favoreggiamento. Dopo un lungo periodo di silenzio, la Commissione centrale del Politburo ha fissato la data del prossimo Congresso, che inizierà l’8 novembre. Secondo diversi esperti proprio lo scandalo legato a Bo ha determinato questo periodo di incertezza: ora le accuse – tutte di natura penale – saranno accelerate il più possibile per evitare un accavallamento dei due eventi. Secondo il Codice penale vigente, Bo rischia l’ergastolo o persino la pena di morte. Sua moglie e il suo ex braccio destro sono già passati per le mani dei giudici: la prima, Gu Kailai, è stata condannata a morte con sospensione della pena; il secondo, Wang Lijun, a 15 anni di reclusione. Lo scandalo legato a Bo Xilai ha sconvolto la geografia del potere comunista. La sua politica – un intreccio di populismo, statalismo e revival maoista noto come “Nuova sinistra” – lo stava portando al vertice del Partito: era infatti candidato ad entrare nel Comitato centrale del Politburo. L’avvelenamento del faccendiere britannico Neil Heywood da parte della moglie di Bo, Gu Kailai, ha incrinato i rapporti fra Bo, Gu e Wang Lijun, suo braccio destro con la delega alla pubblica sicurezza. Ma le accuse di cui dovrà rispondere vanno oltre la pietra dello scandalo. Secondo alcuni, infatti, avrebbe preso tangenti per oltre 20 anni arrivando ad accumulare quasi 20 milioni di yuan (circa 2 milioni di euro); avrebbe usato la sua influenza per circuire le proprie dipendenti e avrebbe cambiato alcune norme per favorire suoi soci in affari. Bo Guagua, il figlio dell’ex capo del partito comunista di Chongqing, ha difeso il padre: “Personalmente – ha scritto su Twitter – mi è molto difficile credere alle accuse che sono state annunciate contro mio padre, perché contraddicono tutto quello che so di lui da una vita”. Nessun accenno però alla madre, che durante il processo si è dichiarata colpevole. La difesa di Bo non è affidata solo al figlio. Una grande fetta della popolazione ritiene infatti che il leader in disgrazia sia caduto in una trappola ordita dalle altre correnti del Partito – i “principini”, figli dei grandi dirigenti maoisti guidati dal futuro presidente Xi Jinping (che lo hanno tradito dopo l’esplosione dello scandalo) e i fedelissimi dell’attuale leader Hu Jintao – che hanno lavorato per scalzarlo. Johnny Lau Yui-siu, osservatore politico con base a Hong Kong, non ha dubbi: “Questo processo sarà una sciarada. Tutte le discussioni che avvengono in Cina sullo stato di diritto e sul giusto processo sono solo specchietti per le allodole, che servono a minimizzare l’impatto del caso Bo e spianare la strada alla transizione politica”. Secondo l’analista, sentito dal South China Morning Post, “tutto si concluderà entro un mese”.

Fonte: Asia News, 1 ottobre 2012

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