Il nuovo ministro dell’educazione e i problemi dell’istruzione in Cina

di Zhen Yuan

Il governo rimpiazza Zhou Ji con Yuan Guiren, e la decisione scatena le richieste popolari per un nuovo corso nelle scuole del Paese. Un ricercatore: “È arrivato il momento di riportare la religione nell’istruzione”.

Il governo cinese ha annunciato di aver rimosso il ministro dell’Istruzione Zhou Ji e di averlo sostituito con Yuan Guiren. La notizia, riportata dal Quotidiano del Popolo il 1° novembre, ha scatenato un acceso dibattito (apparso in prevalenza sui media nazionali) riguardo lo sviluppo dell’istruzione nella nazione. I dubbi riguardano una lunga serie di argomenti.

Si va dalla richiesta di maggior trasparenza nell’amministrazione alla libertà accademica, dal rispetto per gli intellettuali alle crescenti pressioni sugli insegnanti (con la brutta pratica di fare regali a maestri e presidi), per arrivare alla richiesta di usare la lingua inglese negli esami pubblici. La nuova nomina arriva proprio mentre migliaia di persone affrontano a Pechino una pesante nevicata per rendere omaggio a Qian Xuesen, padre del programma spaziale cinese: un intellettuale acclamato per la sua dedizione alla ricerca spaziale.

Un articolo apparso oggi sul Quotidiano di Guangzhou riporta la nuova nomina, e sottolinea come questo caso possa servire per raccontare le attese della popolazione cinese riguardo al sistema dell’istruzione, che coinvolge tutta la nazione. Negli ultimi anni sono stati infatti scoperti e denunciati diversi casi di plagio accademico, abusi amministrativi, mancanza di etica fra gli insegnanti e sbilanciamento nelle opportunità di istruzione: la nomina potrebbe voler dire che l’attuale sistema non risponde ai bisogni del Paese, così come non è adatto per lo sviluppo economico e sociale della Cina contemporanea.

Nel gennaio del 2009, Pechino ha iniziato a pensare ad una riforma dell’educazione; la popolazione ha dimostrato di voler prendere parte a questo processo, come sottolineano gli auspici espressi dai cittadini nei forum di Internet che riportano il cambio al vertice. Anthony Lam Sui-ki, ricercatore presso l’Holy Spirit Study Centre della diocesi di Hong Kong, dice: “Il governo cinese dovrebbe prendere in considerazione l’idea di aprire le scuole alla partecipazione pubblica: più i gruppi civici sono presenti nel campo dell’educazione, maggiore sarà la trasparenza del sistema”.

Un altro ricercatore cinese sostiene che è importante aprire il Paese all’educazione religiosa, nonostante esistano già istituti di ricerca di questo stampo. In Cina è proibito fino ad ora aprire scuole con ispirazione religiosa. Eppure, lo scorso 8 ottobre, nel corso della sua visita all’Università cattolica di Lovanio, in Belgio, il vice presidente cinese Xi Jingping ha riconosciuto i successi delle istituzioni occidentali, che camminano di pari passo con la religione e in particolare con il cristianesimo. Senza considerare poi che molti leader politici cinesi sono stati educati, molti decenni fa, all’interno di istituti religiosi, rima che questi fossero banditi dal maoismo. Secondo il ricercatore, dunque, è auspicabile che le autorità riflettano sulla riapertura all’educazione religiosa, permettendo alla Chiesa di gestire nuovamente le scuole.

Fonte: AsiaNews, 2 novembre 2009

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