Il Nepal dice no al mega progetto turistico di Pechino nella città natale di Buddha

Il governo del Nepal blocca il progetto di Pechino e Onu da tre miliardi di dollari per trasformare Lumbini, il luogo della nascita di Bhudda, in una mega attrazione turistica. Secondi Mod Raj Dotel, segretario del Ministero nepalese per la cultura, Pechino ha agito senza avvisare gli appositi uffici del governo e non ha il diritto di interferire nelle tradizioni religiose nepalesi. Scoperto dagli archeologi nel 1897, il sito di Lumbini è divenuto uno dei luoghi più importanti del buddismo ed è stato dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Ogni anno milioni di pellegrini si recano in pellegrinaggio al piccolo villaggio. A tutt’oggi la zona è circondata solo da monasteri e per rispetto non è permesso realizzare altre infrastrutture. Nei giorni scorsi l’Asia Pacific Exchange and Cooperation Foundation ha firmato un accordo di intesa con la UN Industrial Development Organisation per sviluppare l’area creando alberghi, ristoranti e un aeroporto. Dotel spiega ad AsiaNews di aver appreso dai giornali l’esistenza del progetto. “Le due organizzazioni – afferma – non hanno alcuna relazione con Lumbini. Come un può un Paese straniero realizzare un piano di sviluppo in un altro Stato, lasciando il suo governo all’oscuro di tutto?”. Gnaga Lal Tuladhar, portavoce del governo, sottolinea che il Nepal è un Paese sovrano e indipendente e nessuno può intervenire sul suo suolo senza avvisare le autorità. “Se la Cina interviene sui luoghi sacri buddisti – spiega – allora l’India vorrà sfruttare i siti della tradizioni indù. Se ciò accadrà potremmo chiamarli ancora buoni vicini?”. Il politico sottolinea che il Nepal è diventato uno Stato laico e tutti sono liberi e hanno diritto di praticare la propria religione senza alcun intervento straniero”. Dopo l’abolizione della monarchia nel 2006 e la salita al potere di formazioni maoiste e comuniste il Nepal ha cambiato rotta, abbandonando lo storico alleato indiano e allacciando stretti rapporti con la Cina. In cambio di aiuti economici Pechino ha chiesto la chiusura delle frontiere con il Tibet e la repressione di qualsiasi manifestazione anticinese. Le buona relazioni fra i due Paesi hanno permesso l’immigrazione di imprenditori cinesi nella regione del Terai, aumentando gli interessi economici legati ai pellegrinaggi al luogo di nascita di Bhudda.

Fonte: Asia News, 1 agosto 2011

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