Il Museo sul massacro di Piazza Tienanmen subisce continue pressioni

Si trova a Hong Kong ed è l’unico simbolo delle atrocità perpetrate a Piazza Tienanmen, ma il museo “4 June Memorial Hall”, a un solo anno dalla sua apertura, continua a essere un bersaglio del partito.

Nella foto: fiaccolata al Victoria Park di Hong Kong, 4 giugno 2014, in occasione del 25 ° anniversario.

Proprio in questi giorni, infatti, i funzionari e la società di gestione dello stabile hanno emesso un’ordinanza nei confronti del museo perché non sarebbe conforme alle norme imposte all’edificio.

Secondo Richard Choi, deputato dell’Alleanza in Supporto dei Movimenti Patriottici e Democratici in Cina, nel mese di Marzo sono già state apportate tutte le modifiche precedentemente richieste e al momento sono in attesa di un controllo da parte del dipartimento per l’edilizia.

La galleria non è nuova a questo tipo di pressioni e la sua presenza in uno dei distretti più alla moda del paese era stata definita “non adatta allo scopo”, tanto che il direttore commerciale aveva avviato una causa contro la presenza del museo all’interno dell’edificio. La denuncia è stata in seguito ritirata.

Tuttavia, secondo Choi, è molto probabile che il dipartimento abbia ricevuto delle pressioni dall’alto tanto da costringerlo a richiedere continue modifiche di conformità – e relativi costi – al museo.

Questa teoria trova crescente legittimità se si considera che il dipartimento è costantemente soggetto ad aspre critiche per la sua incapacità di gestire le strutture illegali, non si spiegherebbe quindi l’ossessione per un piccolo immobile.

Il fronte edilizio è solo una parte della strategia che il partito sta attuando per serrare in modo definitivo le porte della memoria. Non a caso i visitatori sono obbligati a fornire i propri dati per essere identificati dal governo, ma per tutelarli sono state fatte alcune eccezioni. Nonostante ciò il museo vanta un elevato numero di visite che aumenterà con l’avvicinarsi del ventiseiesimo anniversario del 4 giugno.

Ovviamente ogni forma di commemorazione è severamente proibita entro i confini strettamente cinesi, come dimostrano gli arresti degli attivisti Tang Jingling e Pu Zhiqiang, ma non sappiamo ancora cosa accadrà nell’ex colonia britannica dove si cerca costantemente di garantire una certa libertà di espressione.

Quanto accaduto a piazza Tienanmen è sicuramente uno dei più grandi simboli di ricerca della libertà in Cina e non stupisce che lo stato cerchi in ogni modo di sopprimerne il ricordo per evitare una seconda grande protesta pacifica che con i mezzi attuali avrebbe un eco ancora maggiore e l’effetto di dare speranza a una popolazione che sta dimenticando i propri diritti.

Fonte: Radio Free Asia, 11/05/2015

English article,Radio Free Asia, 2015-05-11:

330px-Red_hand.svg Laogai Research Foundation, 14/05/2015

 

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