IL Monaco Tibetano PALDEN GYATSO in Italia

E’ in Italia Palden Gyatso, il monaco tibetano, adottato da Amnesty International come prigioniero di opinione. La visita, che durerà circa un mese, è stata organizzata da Amnesty International con la collaborazione dell’Associazione Italia Tibet e di Tso Pema no profit. Palden Gyatso, un vero “Eroe Nazionale del Tibet” è conosciuto in tutto il mondo per le sue toccanti e drammatiche testimonianze sul lungo periodo di detenzione subito solo per avere manifestato pacificamente le proprie opinioni.

Palden Gyatso parteciperà ad una serie di incontri pubblici organizzati in varie città italiane. La sera del 30 settembre sarà a Milano presso lo Spazio Sirin, via Vela 15. Si sposterà il giorno 2 ottobre a Gemona dove farà base per una serie di iniziative nell’area Veneto e Friuli per tornare poi a Roma dove il 22 ottobre sarà presente in Campidoglio.

Monaco buddhista tibetano del Monastero di Drepung, uno dei più antichi e famosi di Lhasa, era stato arrestato per la prima volta nel 1959, con l’accusa di aver preso parte alla rivolta contro l’occupazione cinese del Tibet e rilasciato nel 1973 solo per essere internato in un campo di «rieducazione attraverso il lavoro» a Nyethang. Lì rimase sino al 1983, pochi mesi prima di venir di nuovo arrestato nell’agosto dello stesso anno, con l’accusa di propaganda controrivoluzionaria e sedizione.

Nel 1985 Amnesty International ha adottato Palden Gyatso come prigioniero di opinione.

Dalle approfondite indagini di Amnesty International non è mai risultato che Palden Gyatso abbia commesso azioni violente o abbia mai incitato altri a compierle; è stato arrestato, condannato e tenuto in carcere solamente per l’espressione pacifica e non violenta delle proprie opinioni. Durante la detenzioni è stato spesso vittima di gravi episodi di maltrattamenti e di pesanti torture da parte delle guardie carcerarie.
Rilasciato nel 1992, Palden è riuscito ad espatriare e vive, esule a Dharamsala, sede del Governo Tibetano in esilio, nell’Himachal Pradesh, nell’India settentrionale.

Da allora, Palden ha compiuto diversi viaggi in Europa e in America, per testimoniare la propria esperienza e per chiedere giustizia per il suo popolo. Nel 1995 ha portato la sua testimonianza alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, mentre nel marzo del 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali di Torino, ha protestato assieme ai connazionali Sonam Wangdu e Tamding Choephel contro lo svolgimento delle Olimpiadi di Pechino con uno sciopero della fame protrattosi per quattordici giorni.

Insieme al giornalista e storico Tsering Shakya ha scritto il libro “Tibet – Il fuoco sotto la neve” edito in Italia dalla Sperling&Kupfer, nel quale racconta la sua storia. Dal libro è stato tratto il film documentario dallo stesso titolo con la regia della giapponese Makoto Sasa .

(http://www.fireunderthesnow.com/site2009/italy).

Ha ricevuto il premio John-Humphrey dal “Centro Internazionale dei Diritti Umani e dello Sviluppo Democratico”. Ora vive a Dharamsala in India, dove segue da vicino gli insegnamenti del Dalai Lama Tenzin Gyatso, impartendo egli stesso lezioni.
Il viaggio e il soggiorno in Italia di Palden Gyatso sono stati organizzati in collaborazione con l’Associazione Italia – Tibet.

(Comunicato stampa di Amnesty International e dell’Associazione Italia-Tibet, 26 Settembre 2013)

Trovi articolo pubblicato il 13 Aogosto 2013, su Palden Gyatso sulle torture subite alla voce “Categorie”, nella sezione “TIBET” nel sito web: www.laogai.it dal titolo:

Palden Gyatso: il monaco che non ha piegato il capo d’innanzi al PCC “.

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