Il made in Italy perde un altro pezzo, i cinesi in sella alla Moto Morini

Lo storico marchio, con sede nel Pavese, rilevato da “Zhongneng vehicle” per 10 milioni

Dopo 80 anni, Moto Morini diventa cinese. L’azienda fondata nel 1937 da Alfonso Morini dopo il passaggio con Autjann, la holding di partecipazione della famiglia Jannuzzelli, ora finisce nelle mani della cinese Zhongneng vehicle group. Un’operazione da circa 10 milioni di euro. Un altro pezzo del made in Italy che va all’estero. Anche se, per la verità, gli ultimi anni dell’azienda che ha legato il suo nome a campioni del calibro di Raffaele Alberti e Giacomo Agostini sono stati parecchio complesso. Tanto che nel pieno della crisi delle due ruote arrivò anche l’onta del fallimento e l’addio alla fabbrica natia di Casalecchio. L’annuncio del passaggio di proprietà arriva a poche settimane dal taglio del nastro di Eicma, il grande salone delle due ruote in programma alla Fiera di Milano.

«Nel 2015 la mia famiglia è diventata proprietaria del 100% del capitale della società e ci siamo spostati a Pavia – ha spiegato Ruggeromassimo Jannuzzelli, presidente uscente – è iniziato un percorso di sviluppo delle moto per l’adeguamento alla normativa Euro4 e dei nuovi modelli nuovi. Ora raccogliamo i frutti di questo lavoro lasciando il testimone a un gruppo industriale privato cinese che è già presente con i suoi prodotti in Europa e nel mondo». La Zhongneng vehicle group presieduta da Chen Huaneng dal 1998 produce moto di piccola cilindrata e scooter, segmenti complementari a quelli di Moto Morini.

«Il presidente Chen – si legge nel comunicato – ha grandi progetti per incrementare l’attività che rimarrà sul territorio italiano. Progetti che riguardano sia gli attuali prodotti che nuovi modelli anche di cilindrate differenti. Siamo certi di affidareMoto Morini, i suoi dipendenti, i suoi fornitori e i suoi affezionati clienti a una realtà industriale importante che farà crescere bene l’azienda».

Tra i nuovi prodotti che nascono a Trivolzio ci sono anche le e-bike, il cui mercato è cresciuto del 40% nell’ultimo anno. VISTA l’attenzione con la quale il mercato cinese guarda alla bicicletta è facile pensare che il nuovo proprietario voglia completare la gamma. Dal canto loro i sindacati temono che Chen possa delocalizzazione una parte della produzione in Cina. «Ma se questo accadesse – ha commentato Carlo Bossi della Fiom Cgil – il Pavese non perderebbe molto. A Trivolzio è rimasto solo l’assemblaggio delle moto».

Il Giorno,04/10/2018

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