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“Il lavoro rende liberi”…ma anche “Dal lavoro alla libertà”…

Conosciamo tutti lo slogan nazista “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi)…. ma quanti di noi conoscono lo slogan comunista, usato per i campi cecoslovacchi, “Praci ke Svobode” (dal lavoro alla libertà)???

Anche i comunisti cecoslovacchi, in seguito ad accordi economici con l’URSS, avevano il loro “arcipelago gulag”…. Numerosi i campi come Voijna, Jachimov, Vykmanov e Rovnost. In particolare, esiste ancora oggi il museo-memoriale di Milín-Vojna presso Praga che è un esempio dei numerosi campi di lavoro (per l’estrazione dell’uranio inviato in URSS), attivi in Cecoslovacchia durante l’epoca comunista. In questi campi hanno lavorato decine di migliaia di “nemici del popolo”. Vite distrutte, perdite economiche e devastazione ambientale: questi i risultati. In questo campo di Milín-Vojna venne anche internato il Priore del Convento di Tèpla (Plzen), Herman J. Tyl, condannato a 12 anni “perchè prete che si meritava il carcere“, secondo una dichiarazione del Ministro comunista Cepicka. Solo nel 1989 Padre Tyl potè rientrare  a Teplà ma morì di lì a poco.

Questi campi di lavoro forzato erano importanti per l’estrazione ed il trattamento dell’uranio, ferro ed argento. Nella “Torre della morte” di Jachimov, i detenuti (fra i quali molti religiosi ritenuti “incorreggibili”) trituravano il minerale di uranio senza protezione ed erano esposti alla polvere radioattiva. Per questo molti morirono.

Perchè non si parla e non si scrive dei lager comunisti? Perchè non si parla e non si scrive dei Laogai cinesi?  Riflettiamo.

Per il Museo del Campo di Vojna:  http://www.muzeum-pribram.cz/jazyky/anglicky/vojnamemorial/vojnamemorial.html [1]
Per il Campo di Rovnost:  http://www.charta77.org/vojna_milin/vojna_prigionieri.htm [2]