Il grande deserto nella Cina senz’ acqua

Quando dalle tavole dei cinesi manca la bottiglia di «baijiù», significa che sta succedendo qualcosa di grave. Il liquore a 53 gradi, ricavato dalla distillazione di sorgo e grano, accompagna il destino del Paese assieme al tè. Una famiglia può digiunare, ma per una buona annata di «Moutai» da offrire agli ospiti arriva a spendere duemila dollari. Era dai giorni tragici della rivoluzione di Mao che la «vodka dell’ Oriente» non spariva dai mercati e la sua assenza, più che la mobilitazione delle autorità, ha rivelato alla Cina la più catastrofica siccità dell’ ultimo secolo. Nelle regioni del Sud e dell’ Ovest la carenza d’ acqua è tale che nemmeno i giganti dell’ alcol, ben più potenti dei contadini, riescono più a saziare la propria sete produttiva. Dopo un’ estate torrida e insolitamente asciutta, in Yunn a n , S i c h u a n , G u i z h o u , Guangxie Chongquing non piove da settembre. Oltre 61 milioni di persone, da settimane, sono prive di acqua potabile. Vengono rifornite con autobotti, o percorrono decine di chilometri, più volte al giorno, per trovare un pozzo ancora attivo. La siccità ha distrutto 8 milioni di ettari di campagna, causando danni per 4,5 miliardi di euro. Tra le colture più colpite, canna da zucchero, tabacco e tè, fiori, colza, riso e grano. Ventisei milioni di agricoltori sono in fuga dai villaggi dove le sorgenti sono asciutte e i soccorsi non arrivano. Il dramma investe anche 13 milioni di capi di bestiame, che qui servono ancora come forza motrice. Secondo il ministero dell’ agricoltura l’ ondata di profughi ambientali, in cerca di cibo, sta per raggiungere le periferie delle metropoli costiere, dove pensa di trasferirsi cambiando mestiere. Il governo ha già organizzato corsi di formazione professionale per insegnare ai contadini che hanno perso tutto a lavorare nelle fabbriche. I meteorologi sostengono che fino alla stagione delle piogge,a fine maggio, la siccità continuerà a desertificare la zona un tempo più umida e rigogliosa della nazione. L’ allarme, oltre alla Cina, investe tutta l’ Asia. In pochi giorni il prezzo dei prodotti agricoli bruciati, ma anche di altri ortaggi, è aumentato tra il 50% e il 150%. Milioni di famiglie non possono più permettersi di acquistarli, l’ inflazione sale e le Borse registrano le prime scosse. La situazione è particolarmente grave nello Yunnan, sorgente di alcuni tra i più importanti fiumi del continente. Yangtze e Mekong sono pressoché asciutti, cinque milioni di ettari di foreste sono devastati da incendi e oltre un miliardo di persone, insediate a valle dei corsi d’ acqua prosciugati, intravedono lo spettro di fame e sete. Ventimila abitanti della contea di Zhangyi hanno abbandonato ieri le case per accamparsi sotto i ghiacciai, ai piedi dell’ Himalaya. La tensione è tale che in centinaia di villaggi si segnalano scontri per assicurarsi le ultime sorgenti. Contadini e allevatori armati circondano i serbatoi ancora pieni per innaffiare i semi da trapiantare a fine primavera, o per abbeverare il bestiame. Temendo lo scoppio di rivolte, il governo ha stanziato un miliardo di euro per scavare nuovi pozzi, rifornire di cibo la popolazione e calmare i prezzi alimentari. Il premier Wen Jiabao ha visitato la zona e da domani 3200 ingegneri dirigeranno decine di migliaia di operai impegnati a scavare 4800 nuovi pozzi. Quindici aerei militari sorvolano le regioni sconvolte e sparano sostanze chimiche che favoriscono la pioggia. Uno sforzo enorme che finora ha prodotto pochi minuti di precipitazioni locali. Sotto accusa, assieme al cambiamento del clima che sta mutando il profilo dell’ Asia, ci sono lo sfruttamento selvaggio delle risorse da parte delle industrie e gli investimenti scomparsi per acquedotti, cisterne, reti idriche e nuove colture a basso consumo irriguo. Migliaia di dighe abusive hanno prosciugato laghi e fiumi per rifornire gli stabilimenti di energia elettrica. I governi locali da trent’ anni non spendono più per mantenere le infrastrutture idriche, di fatto in abbandono. Gli stanziamenti di governo e Banca mondiale sono spariti, o finiti nella costruzione di poche dighe gigantesche, o nell’ irrobustimento degli argini dei fiumi del Nord. Superfici agricole più vaste dell’ Europa si scoprono incapaci di affrontare emergenze sempre più frequenti. Questa siccità indurrà milioni di persone ad abbandonare per sempre i luoghi di origine, ma nell’ immediato l’ allarme è sanitario. Parte della popolazione non si lava da settimane e, per risparmiare acqua, ricicla quella contaminata dai concimi per bere, cucinare e abbeverare gli animali.

Giampaolo Visetti

Fonte: La Repubblica, 2 aprile 2010

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