Il governo cinese ha imposto ad una donna in attesa del terzo figlio l’interruzione della gravidanza

Secondo i rapporti di NPR e Radio Free Europe il governo cinese, che opera secondo la politica dei due figli, ha imposto l’aborto ad una donna in attesa del terzo figlio.

La donna, di etnia kazaka, era una vedova che con due figli viveva nella regione dello Xinjiang. Ha sposato un cittadino kazako e viveva oltre il confine del Kazakistan. Le fu detto che, per cancellare la sua cittadinanza cinese e diventare cittadino del Kazakistan, sarebbe dovuta tornare in Cina.

In questo viaggio i funzionari cinesi l’hanno invitata in un ospedale per un “controllo sanitario”. Hanno scoperto che era incinta e le hanno imposto l’interruzione della gravidanza, perché violava la politica dei due figli nonostante la donna abbia fatto presente che, essendo il marito un cittadino kazako, portava in grembo un abitante del Kazakistan.

Quando si è rifiutata di abortire i funzionari cinesi le hanno detto che se non lo avesse fatto suo fratello avrebbe subito le conseguenze. Questo significava che il consanguineo sarebbe stato rinchiuso in un laogai. Per proteggere suo fratello ha accettato l’aborto.

Dopo l’aborto, la polizia ha comunque rinchiuso il fratello in un campo di internamento.

Il fatto che in Cina l’aborto forzato continui sotto la politica dei due figli è documentato nel rapporto 2018 della CECC (Commissione Esecutiva Controllo sulla popolazione in Cina) in cui si afferma che i regolamenti “includono disposizioni che richiedono alle coppie di sposi di avere solo due figli. Secondo quanto riferito, i funzionari hanno continuato a far rispettare le norme sulla pianificazione familiare usando metodi che includono pesanti multe, licenziamenti, detenzione e aborto”.

Reggie Littlejohn, Presidente di Women’s Without Frontiers, ha dichiarato: “l’aborto forzato alla terza gravidanza di questa donna è un oltraggio. Dimostra che il Partito Comunista Cinese è ancora una polizia dell’utero. Quando la Cina istituì la politica dei due figli, annunciò che aveva “abbandonato” la politica del figlio unico, il che implicava che il governo cinese aveva cessato ogni controllo coercitivo della popolazione. Fin da subito ho affermato che secondo le nuove norme le donne single e quelle in attesa del terzo figlio avrebbero potuto essere sottoposte all’aborto.

“Per scongiurare il disastro demografico”, ha proseguito la Littlejohn, “la Cina ha affermato che sta prendendo in considerazione l’idea di lasciare a tutte le coppie la libertà di avere tutti i figli che desiderano. Questo sarebbe un grande passo nella giusta direzione, ma lascerebbe comunque aperto l’aborto forzato di donne single. Il nuovo regolmento dovrebbe affermare che tutte le donne possono avere quanti figli vogliono”.

di Reggie Littlejohn, Presidente di Women’s Without Frontiers, 21/12/2018

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia Onlus


China forcibly aborts third child. Forced abortion continue under two-Child policy: Government Report

XINJIANG, CHINA.  The Chinese Government, operating under the Two-Child Policy, has forcibly aborted a woman’s third child, according to NPR and Radio Free Europe reports.

The woman, an ethnic Kazakh, was a widow with two children, living in the Xinjiang region.  She married a Kazakh citizen, living in Kazakhstan, across the border.  She was told that, in order to cancel her Chinese citizenship to become a citizen of Kazakhstan, she would need to return to China.

On this return trip, Chinese cadres invited her to the hospital for a “health check-up.”  They discovered that she was pregnant and demanded an abortion, because this third pregnancy violated the Two-Child policy – even though she told them, “my husband is a Kazakh citizen and I am carrying a Kazakh citizen.”

When she resisted the abortion, they threatened that her brother “would suffer the consequences.”  She knew this meant he would be detained in an interment camp.  To protect her brother she agreed to the abortion.

After the abortion, the police took her brother to the internment camp anyway.

The fact that forced abortion continues under China’s Two-Child Policy is further documented in the Population Control section of the 2018 Congressional-Executive Commission on China (CECC) Report, which states that regulations “include provisions that require couples to be married to have children and limit them to bearing two children . . . Officials reportedly continued to enforce compliance with family planning policies using methods including heavy fines, job termination, detention, and abortion.”

Reggie Littlejohn, President of Women’s Rights Without Frontiers, stated:  “The forced abortion of this woman’s third pregnancy is an outrage.  It proves that the Chinese Communist Party still functions as womb police.    When China instituted the Two-Child Policy, it announced that it had ‘abandoned’ the One-Child Policy, implying that the Chinese government had ceased all coercive population control.  I immediately stated that single women and third pregnancies could still be aborted under the new rule.”

“To avert demographic disaster,” Littlejohn continued, “China has stated that it is considering letting all couples have as many children as they want.  This would be a great step in the right direction, but it would still leave open the forcible abortion of single women.  The new rule should state that all women can have as many children as they want.”

Sign a petition against forced abortion in China.

by Reggie Littlejohn, Founder and President of Women’s Rights Without Frontiers, 2018-12-21

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