Il G2 contro l’ambiente

Il temuto “G2″ fra Stati Uniti e Cina ha svolto un ruolo regressivo, umiliando l’Unione europea, che su questo terreno (le riduzioni delle emissioni di CO2) è più avanti dei due colossi americano e cinese, ma non sa farsi valere né tantomeno rispettare.

L’accordo annunciato stamattina a Singapore al vertice dell’Apec non è proprio una sorpresa: a Copenaghen a dicembre non ci sarà nessuna decisione vincolante per ridurre le emissioni di CO2. Il fallimento di Copenaghen era nell’aria da tempo. In particolare per la difficoltà di Obama a farlo accettare al Congresso, e per la riluttanza della Cina a prendere impegni.

Brucia però il modo. L’annuncio è stato dato in un summit delle nazioni dell’Asia-Pacifico. Assente l’Unione europea, il premier danese che ospiterà il vertice sull’ambiente è stato trattato come un maggiordomo, convocato all’ultimo minuto per comunicargli la decisione presa da altri.

In questo caso il temuto “G2″ fra Stati Uniti e Cina ha svolto un ruolo regressivo. Ha mostrato che può esercitare un potere di veto schiacciante. Ha umiliato l’Unione europea, che su questo terreno (le riduzioni delle emissioni di CO2) è più avanti dei due colossi americano e cinese, ma non sa farsi valere né tantomeno rispettare. Un brutto episodio, per l’Europa e per l’ambiente.

E’ anche l’ennesima conferma del divario che c’è fra l’immagine che Obama proietta nel mondo, l’audacia visionaria dei suoi discorsi, e la pesantezza dei vincoli domestici che rallentano la sua agenda riformista.

Fonte: La Repubblica.it, 15 novembre 2009

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