Il Dalai Lama tra Alemanno e la Cina

Pechino: “Ancora una volta l’Europa usa la voce del Dalai per parlare di questioni cruciali”, così, con un tono decisamente irritato e battagliero, l’agenzia ufficiale cinese “Nuova Cina” ha dato notizia ieri che il sindaco della capitale italiana Gianni Alemanno ha invitato il capo spirituale del Tibet ad andare a Roma per ricevere la cittadinanza onoraria.

Per ora il dispaccio è stato diffuso solo in cinese, segno di una polemica che Pechino ha deciso di tenere ancora sotto tono. Ma di certo la politica cinese, presa forse sottogamba da tanti politici italiani, pare precipitare nel mezzo del nostro dibattito politico, mettendo Alemanno comunque in una posizione estremamente difficile, che il Dalai Lama arrivi o meno a Roma. Se il Dalai viene a febbraio Alemanno sarà responsabile di un grave incidente diplomatico con la Cina; se non viene, Alemanno che ha ceduto alle pressioni pechinesi, potrebbe apparire un debole.

Il corrispondente cinese in Italia spiega che i giornali italiani non hanno dato rilievo alla storia, aggiunge che molti italiani prendono le distanze da Alemanno perché il sindaco “è di destra e non rappresenta le idee di tutti i romani”.

Inoltre, la cronista sottolinea che l’idea della cittadinanza onoraria non è stata tutta di Alemanno, ma è venuta per prima da Parigi che per prima ad aprile decise di darla al Dalai Lama. In un certo senso, suggerisce il giornale, la colpa maggiore è dei francesi che hanno mestato nel torbido.

Gli italiani però erano stati avvertiti. “Nel dicembre del 2007 fu organizzato un incontro tra il Dalai e membri del parlamento italiano in occasione di una manifestazione con persone che (come il Dalai Lama) hanno ricevuto il Nobel per la pace. Per questo c’è già stata una protesta ufficiale cinese inoltrata attraverso canali diplomatici”, scrive l’agenzia aggiungendo quasia ad avvertimento velato che “l’allora premier di sinistra Prodi non incontrà il Dalai”.

L’agenzia spiega che sì ormai il Dalai è un personaggio popolare e per un politico europeo è conveniente usare la popolarità del leader religioso tibetano. Ma questi politici con le loro scelte influenzano tutta la poltica di una nazione e “possono arrivare a influenzare il comportamento del governo centrale di un paese europeo.”

La vicenda in realtà è trattata in modo ancora prudente. Il dispaccio della Nuova Cina riprende un articolo di “Tempi Globali”, un quotidiano di questioni internazionali ufficioso, non molto formale ma comunque pubblicato dalla stessa editrice del Quotidiano del Popolo.

La notizia inoltre parte da un articolo della agenza francese Afp e cita un portavoce di Alemanno secondo cui il Dalai Lama “non ha ancora accettato l’invito.”

In qualche modo, Pechino pensa che la cittadinanza romana per il Dalai Lama non è ancora chiusa e potrebbe rientrare. Se il Dalai non ricevesse questa onoreficenza tutta la vicenda sarebbe solo un incidente di percorso.

Ma per evitare questo viaggio a Roma, Pechino ha deciso di non affidarsi più semplicemente alle vie diplomatiche e avverte la sua gente, estremamente sensibile sulla questione del Tibet, e l’Italia che su premi e glorie al Dalai Lama non intendere cedere di un passo: è una questione di interesse nazionale.

Ciò per Pechino è tanto più importante perché si avvicinano due anniversari delicati sul Tibet. Il 28 gennaio prossimo è il ventesimo anniversario della morte del decimo Panchen Lama.

La scelta della reincarnazione del suo successore è stata poi oggetto di enormi controversie tra Pechino e il Dalai Lama. Le due parti hanno scelto due ragazzi diversi ma Pechino ha allevato il suo mentre quello scelto dal Dali è scomparso nell’anonimato.

La seconda occasione è il 10 marzo, 50° anniversario della rivolta anti cinese in Tibet e della fuga del Dalai Lama da Lhasa. In entrambe le occasioni potrebbero esserci dimostrazioni e proteste anti cinesi. Queste, secondo Pechino, potrebbero essere tanto più aizzate da onori al Dalai Lama.

Francesco Sisci

La Stampa, 16 Gennaio 2009

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